BENESSERE

Come praticare un sano digiuno- per una vita più “leggera”

Ciao amici! Dopo il racconto della mia prima esperienza di digiuno fatta lo scorso weekend vedi l’articolo: Fare spazio al nuovo… – parecchi di voi mi hanno contattato per avere indicazioni su come poterlo praticare in autonomia. Proverò a riportarvi le informazioni ad oggi raccolte, ma ci tengo a precisare che non sono un medico, nè un nutrizionista, quindi per qualunque questione di carattere più “tecnico”, vi suggerisco di rivolgervi poi ad uno specialista.

Qui mi permetto di riportarvi qualche piccolo accorgimento su come affrontare questa “pratica di auto-guarigione” con intelligenza e consapevolezza.

Innanzitutto ci tengo a precisare che se la vostra motivazione latente è dimagrire, allora non ha senso proseguire oltre.

Digiunare non significa perdere peso: anche se può comportare nei primi giorni un calo fisiologico dovuto all’eliminazione dei liquidi in eccesso (in prevalenza scorie) si tratta di un’oscillazione di peso, non di una perdita reale e duratura.

Se invece, le motivazioni che vi spingono sono: sgonfiarsi, depurarsi, rafforzare le proprie difese immunitarie, concedersi una pausa da un ritmo di vita sempre più frenetico e “bulimico” allora sì, ha senso approfondire e sperimentare questa semplice (ma non banale) possibilità alimentare.

Anche gli sciocchi sanno digiunare, ma solo i saggi sanno riprendere a mangiare correttamente” sosteneva il mitico M. Gandhi e aveva assolutamente ragione.

Praticare digiuno apporta i suoi reali benefici quando rientra in un regime  di vita alimentare sano- sempre, e non a giorni alterni.

Di seguito qualche piccola strategia da mettere in atto per affrontarlo serenamente; qualche indicazione pratica su come ritornare ad un regime alimentare “normale” e quali sono i principali effetti positivi ad oggi riscontrati sulla nostra salute psicofisica.



Come prepararsi al pre e post digiuno:

  1. Decidere quando vogliamo praticarlo per arrivare psicologicamente preparati: io ho digiunato durante un weekend e l’ho trovato funzionale come prima volta farlo quando si è meno impegnati in altre attività. Una volta che abbiamo acquisito familiarità con la pratica e non ci fa più così tanta paura (abbiamo visto che non si sviene, non si muore di fame, non subiamo un calo di pressione da collasso…ecc) allora poi possiamo praticarlo anche durante la settimana lavorativa. L’importante, a mio avviso, è farlo quando lo desideriamo veramente, ossia scegliere il giorno per noi più comodo, quello che ci ispira di più.
  2. Decidere quanto tempo vogliamo farlo durare: all’inizio è meglio concedersi piccole pause di digiuno. Si può partire saltando un pasto o una cena, poi concedersi una giornata intera, infine arrivare a tre giorni (che secondo me è un tempo molto gestibile). Lungi da me pronunciarmi in questa sede sulla scelta di fare digiuni più lunghi di 10, 20, 40 giorni (ce ne sono per tutti i gusti). Lì diventa più complicata la faccenda, ci vuole una preparazione fisica idonea e credo che bisogna arrivarci quando si diventa più “esperti”.
  3. Arrivare gradualmente al digiuno: una volta che abbiamo deciso quando concederci questa pausa e quanto farla durare non possiamo fare da 100 a zero in poche ore, sarebbe controproducente. Occorre preparare il proprio corpo (e la propria mente) qualche giorno prima, iniziando a diminuire gradualmente il consumo di cibo ed eliminando o riducendo drasticamente alcuni alimenti tra cui: carni rosse, latticini, alcool, caffè e zuccheri raffinati. Applicare un po’ di buon senso, è indispensabile: digiunare il giorno dopo un matrimonio in Calabria sicuramente è positivo, ma non ci consentirebbe di viverci appieno i benefici di questa pratica.
  4. Pianificare un corretto rientro dal digiuno: dopo aver praticato un digiuno è fondamentale ritornare gradualmente all’assunzione di cibo solido, onde evitare problemi digestivi, congestioni o stipsi. Quindi la ripresa alimentare – quanto più lungo è stato il digiuno – tanto più lenta deve essere. Durante la pratica prolungata di digiuno, gli enzimi digestivi, infatti vanno in riposo funzionale, quindi dobbiamo dargli il giusto tempo per rimettersi a lavoro. Non sovraccaricarli troppo. Esempio: se abbiamo praticato un digiuno completo di tre giorni, allora nella settimana successiva converrà reintegrare lentamente gli alimenti, partendo dalla frutta, prima  nella versione cotta, poi cruda, poi secca, poi arrivare ad un minestrone di verdure, poi ai cereali, poi ai legumi e infine al pesce o alla carne (se davvero si desidera farvi ritorno).

Cosa fare durante il digiuno:

  • Bere taaaanta acqua: l’acqua sarà non solo la nostra principale fonte di sostentamento (seconda solo all’aria!) ma anche una preziosissima alleata per facilitare i processi cellulari in atto. Occorre bere almeno due litri di acqua al giorno, ma l’ideale sarebbe spingersi oltre, come? Con qualche semplice trucchetto. Ogni ora preparatevi tre tazze di acqua calda, con una scorza di limone (batericida, antisettico, antitossico) ed una puntina di miele (un vero e proprio antibiotico naturale, oltre che un energizzante superefficace!) e andate avanti così fino al tramonto. Possiamo anche rallegrare le nostre bevute con delle splendidi ed utili tisane depuranti e drenanti al tarassaco, al finocchio, al carciofo, alla malva, alla betuella. Tutte piante utili per facilitare il lavoro degli organi digestivi, il pancreas, il fegato e  l’intestino. E poi è anche un modo per differenziare il sapore dell’acqua e gustarcela con ancora più piacere.
  • Dedicarci ad attività piacevoli: una passeggiata all’aria aperta, meglio in una zona con tanto verde, leggere un libro, ascoltare della musica, meditare, fare yoga o praticare un piacevolissimo silenzio. C’è chi si mette a fare le pulizie di casa per distrarsi e non pensare al cibo. Ognuno poi trova il suo modo per viverselo come meglio crede. Ricordiamoci che ecco, non è una “punizione”, ma una vacanza che stiamo concedendo a noi stessi, mente e corpo.
  • Riposare il più possibile: se avvertiamo l’esigenza di riposare o dormire e possiamo farlo, concediamoci anche questo. Digiunare  può trasformarsi in una piccola pausa che ci prendiamo da tutto, non solo dal cibo materiale. Possiamo viverci questo tempo per fare spazio, per fare vuoto e allentare la spinta a voler riempire a tutti i costi questo il vuoto liberatosi con qualcosa da fare. Indubbiamente è una scelta personale, tutto dipende dal significato che ha per voi questa esperienza, e dai bisogni che via via emergono mentre la si pratica.
  • Coinvolgere ove possibile un amico o un parente: farlo in compagnia diventa un’esperienza ancora più completa e stimolante, ma non è assolutamente una raccomandazione! Per quanto mi riguarda è stato un piacere farlo per la prima volta con altre persone, perchè ero curiosa di vedere le reazioni di ciascuno di noi.  Poi, soprattutto quando si è neofiti di questa pratica, farlo con altre persone ti consente di supportarsi a vicenda, di confrontarsi sui vissuti emotivi ed i sintomi diversi che il corpo mette in atto.

Io per esempio ricordo di essermi sentita piena di energie, ho praticato tanto yoga, ho eseguito anche tre trattamenti ayurvedici, ho camminato a lungo, un pomeriggio addirittura tre ore di seguito! Poi arrivata a casa alla sera mi sono sentita talmente rillasata (avete presente la sensazione che si prova dopo un giorno intero alle terme?) che ho dormito ben 12 ore di fila! Beata come un bimbo. Ma ogni esperienza è a se e non si può generalizzare.

Principali effetti positivi psico-fisici:

  • Contribuisce a rimettere in riga la relazione fondamentale tra noi e il cibo, ridimensionandone il peso acquisito (dal valore sociale a quello nutritivo)
  • Rende la mente viva e pronta a voli creativi inattesi: libera spazio per altre attività psichiche, artistiche e meditative
  • Fa brillare il corpo di energia: facilitiamo l’eliminazione delle scorie, delle cellule vecchie e attiva la produzione di quelle staminali
  • Restituisce il senso di esistere senza sprechi: ci alleniamo a prendere la reale misura delle cose, dopo una pratica di digiuno sicuramente ci penseremo tre volte prima di comprare una doppia confezione di qualche cosa al supermercato, col rischio di buttarla poi nella pattumiera, solo perché è in offerta!
  • Consente di riprendere il controllo di sé: imparando a discernere la fame reale da quella psicologica, ci riappropriamo lentamente del nostro istinto alimentare. E diventiamo anche più capaci di declinare un invito a cena, quando non abbiamo veramente voglia di cibarci, senza sensi di colpa inutili.

Nella mia piccola libreria (guarda caso proprio in questi giorni) ho ripescato un vecchio libro di Marco Bianchi (ex braccio destro del Prof. Umberto Veronesi) che si intitola “Ricette della dieta del digiuno” dove fornisce qualche dritta simpatica su come introdurre il semi-digiuno in cucina con ricette sane, leggere e ideali per un rientro graduale alla routine o per integrare il digiuno nell’arco della nostra settimana alimentare.

Praticare il digiuno ci consente di riacquisire il nostro istinto alimentare, ahimè molto spesso compromesso.

Una volta ritornati in contatto con quello, poi ci verrà naturale soddisfare l’esigenza di rallentare l’assunzione di cibo.

Una volta acquisita dimestichezza con questa pratica e sperimentato sulla pelle i reali benefici, saremo LIBERI di sbizzarrirci su come inserirlo a piacimento nella nostra routine settimanale, mensile e stagionale.

Nei cambi di stagione è un toccasana per rafforzare le difese immunitarie, perchè rimette a nuovo il nostro secondo cervello, l’intestino.

Ps. Vi ricordo che questo articolo è frutto di una ricerca personale in cui ho integrato informazioni raccolte da varie fonti.

Qualora vogliate approfondimenti più di carattere medico, vi suggerisco di rivolgervi ad un esperto di nutrizione.

Buona pratica a tutti.

AleT

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