IL VIAGGIO

EcoViaggio-ottava tappa: Agriturismo Biologico Piccapane, Cutrofiano-LE (PRIMA PARTE)

EcoViaggio – ottava tappa:

Agriturismo Biologico Piccapane, Cutrofiano – LE (PRIMA PARTE)

Giugno 2018- Cutrofiano, Lecce

Storia dell’Azienda Agricola Biologia Piccapane, da come mi ci sono imbattuta alle origini del progetto.

Partiamo per gradi. Sono venuta a conoscenza dell’esistenza di Piccapane circa sei o sette anni fa a Milano. Una sera ero al Macao (un centro sociale occupato) con Francesca, la mia amica storica di Napoli, eravamo andate in bici ricordo, faceva caldo. Una bellissima serata estiva. Lì incontrammo delle sue amiche di Bologna che ci presentarono una ragazza di Parma. Ricordo che fu lei a parlarmi per prima di Piccapane: sua sorella aveva partecipato alla nascita di questo progetto e me ne raccontava come di un posto bellissimo.

Era una delle prime storie di ragazzi che sentivo aver lasciato ufficio e città per ritornare alla campagna, dandosi da fare a partire dalle proprie braccia.

Quel racconto mi bastò per accendere la mia curiosità, cercare la pagina Facebook di questa piccola realtà salentina ed iniziare a seguirli in remoto. Diciamo che è stato un “semino” gettato lì dentro di me, e a quanto pare, mai andato disperso.

Negli anni poi il progetto iniziale Piccapane è cresciuto: da che facevano solo l’olio (rigorosamente biologico), hanno iniziato a produrre anche ortaggi, frutta e cereali. Oggi fanno un po’ tutti i prodotti tipici del territorio: dai taralli alla frisa, passando per conserve, pasta e legumi. Accanto all’azienda agricola biologica, hanno aperto un piccolo agriturismo con possibilità di pernottamento ed una biosteria che con la sua cucina vegana trasforma tutti i prodotti dell’orto in gustosi piatti freschi. Inoltre durante la bella stagione, grazie alla masseria didattica gli spazi all’aperto si trasformano in laboratori creativi dove fate, elfi e qualche altra creatura immaginaria, avvicina i bambini alla campagna e al cibo genuino.

Raccolta delle fragole, solo a maturazione perfetta! Rosso fragola, perlappunto 😉

Quando dunque ho deciso di intraprendere questo viaggio lungo lo stivale alla ricerca di strutture ecosostenibili, subito avevo pensato di andare a trovarli, ma secondo la mia mappa originale non sarei dovuta passare per il Salento, bensì rimanere nella zona di Brindisi. Poi, fortunatamente, non tutto ciò che prevediamo si realizza ed il mese di giugno è completamente uscito fuori dai miei schemi iniziali. Così dalla sera alla mattina li contatto per capire se possono ospitarmi come wwoofer e Giuseppe – disponibilissimo e gentilissimo – mi accoglie.

Ho trascorso a Cutrofiano dei giorni meravigliosi, pieni di vita, di belle facce, di belle storie, di incontri speciali, di musica popolare, di teatro, di cucina creativa…

Insomma i giorni di wwoofing a Piccapane sono stati giorni buoni come una frisa! (frisa che tra l’altro ho pesato, impacchettato ed etichettato – oltre che mangiato a sbaffo!). Ma ritorniamo alla storia di Piccapane.

L’Azienda Agricola Piccapane nasce dal desiderio di Giuseppe Pellegrino, all’epoca avrà avuto la mia età,  di lasciare carriera, città e lo stress del consulente per fare ritorno alle proprie origini e trovare una dimensione più sostenibile per sé (l’avvicinamento all’agricoltura verrà successivamente).

Laureato in Economia e Finanza a Milano per anni si dedica alla sua carriera di consulente in giro per l’Italia: lavoro-lavoro-lavoro, le uniche sue “boccate di ossigeno”, come lui stesso le definisce, erano le uscite in barca a vela.

Poi arriva la trasferta decisiva, quella che gli scombussola la vita…Indovinate dove lo spediscono per un anno intero?! A Napoli. E come dice il detto?!  “Vedi Napoli e poi muori“.

Qui Giuseppe si innamora, ma non di una donna, bensì della vita stessa. Lui stesso afferma: “Napoli è il luogo per eccellenza della biodiversità”. Qui si avvicina a concetti quali il km zero, la sostenibilità, il cibo genuino, i gruppi di acquisto.

Col trascorrere dei mesi incontra persone diverse, scopre nuovi mondi, ma soprattutto, riprende in mano il suo stesso tempo, rallenta, prende le cose con più filosofia. Inizia dunque ad interrogarsi su quali sono le sue reali priorità nella vita.

Così, quando gli viene offerta la possibilità di diventare manager – di fare il famoso salto di carriera- si accorge che non era quello il film di cui si sentiva protagonista. Non era più sostenibile per lui quello stile di vita.

Molla tutto e torna al paesino in Salento. Inizialmente con un altro amico pensava di aprire un B&b, ma la cosa non va in porto. Poi, un po’ per una sorta di sfida personale, un po’ per fare un piccolo esperimento, si cimenta nella lavorazione degli ulivi di famiglia per produrre dell’olio ad uso domestico.

L’esperimento funziona, gli garba, ci prende gusto, così si mette a studiare metodi e tecniche di lavorazione dell’olio cui negli anni si affiancheranno poi altri prodotti agricoli locali. Apre una cooperativa, poi un’azienda agricola, riceve un finanziamento dell’unione europea, quei soldi non bastano, investe tutti i suoi risparmi, accende un mutuo.

La resilienza della sua tenacia, della sua terra e della sua rete si fanno sentire.

La vita dell’agricoltore non è una fiaba. Non è rosa e fiori. E’ dura, decisamente dura, non tanto per il lavoro fisico richiesto (quello è l’aspetto forse meno stressante), quanto per la mancanza di un sostegno forte da parte delle istituzioni.

Dicono ci siano agevolazioni per le start-up, per i giovani, per chi torna alla campagna, ma nei fatti sei solo.

Un pomeriggio da amici, nelle campagne di Cutrofiano.

Sei tu e la tua rete di collaboratori, amici e clienti che nel tempo avrai saputo costruirti.

Sei tu e l’imprevedibilità della natura stessa che oggi è abbondante e domani meno.

Perchè resistere dunque, nonostante le mille difficoltà lungo il cammino?

Perchè l’agricoltura è un lavoro onesto, equo, che se fatto nel rispetto della salute globale (persone-suolo-piante-animali) ti ripaga, restituendoti la vita stessa (il cibo) e tanta, tanta gratificazione.

Oramai sono tre mesi che sperimento nel mio piccolo “la-vita-da-contadina” (diciamo bracciante impacciata, lenta e inesperta) eppure vi dico, mi sono bastati questi pochi mesi per capire una cosa su tutte: il prezzo che paghiamo per il nostro cibo non può e non deve essere basso!

Conoscere da dentro queste realtà, sapere cosa si nasconde dietro un piatto, mi ha restituito una tale dose di consapevolezza legata al valore intrinseco del lavoro, che oggi il prezzo dei beni di consumo per me diventa ancora più importante. E la scelta del biologico indispensabile.

Se non paghiamo il giusto prezzo per il cibo (come diceva Natalia di Bosco Falconeria) sarà comunque qualcuno a pagarlo al nostro posto: l’ambiente, il lavoratore, la nostra stessa salute.

Nulla arriva sulle nostre tavole gratuitamente.

Quindi, visto che non tutti noi possiamo avere un orto personale, cerchiamo un contadino bravo (biologico, anche non certificato) e facciamocelo amico!

Altro che avere un parente medico o avvocato: è il contadino che alimenta i nostri muscoli, le nostre ossa, i nostri pensieri.

Insomma, Giuseppe Pellegrino, quando si è avvicinato all’agricoltura non ne sapeva assolutamente nulla; aveva sì la fortuna di possedere dei terreni, ma erano sempre stati dati in gestione a terzi e nessuno della sua famiglia prima di allora aveva lavorato la campagna.

All’inizio, mi racconta, diversi amici si erano fatti avanti nel progetto, ma poi nel tempo pochi sono rimasti, nessuno ha proseguito nell’attività. Perché oggettivamente e giustamente l’agricoltura non fa per tutti.

Oggi l’Azienda Agricola Piccapane ha resistito a mille lune,  superato abbondantemente il decimo anno di vita e conta circa una dozzina di persone.

Alla produzione agricola di tipo biologico  si sono affiancate nel tempo anche attività legate al turismo sostenibile e all’educazione alimentare.

Il suo punto di forza a mio avviso, aldilà della bontà dei prodotti? Le relazioni.

Ciò che contraddistingue Piccapane, che è la sua forza da sempre e continuerà ad esserlo finché resta fedele a se stessa, è l’affetto che qui si respira: amici, conoscenti, clienti, tutti coloro che passano da qui, comprano delle cose, mangiano un boccone, fanno una chiacchiera e poi ripartono (alcuni restano anche a dormire).

Gnomi e fate della masseria didattica.

C’è un’attenzione grande verso la relazione che è ciò che rende speciale ogni prodotto acquistato qui.

Questa è la ragione per cui Giuseppe oggi punta molto sulla formula degli abbonamenti semestrali (con spedizione settimanale dei prodotti freschi di stagione).

Per cui alla grande distribuzione, ha preferito costruire relazioni più piccole, ma durature, fatte di fiducia, trasparenza e consapevolezza del prodotto scelto.

Piccapane è una sorta di “porto di mare” mi piace definirlo, dove puoi incontrare chiunque, passare a qualunque ora e trovare sempre una porta aperta e del cibo che ti aspetta.

 

Ps. Se vuoi trascorrere una vacanza davvero sostenibile, provare la cucina vegana o acquistare dei tipici prodotti pugliesi bio, sbircia il loro sito web Azienda Agricola Piccapane e poi passa a trovarli! Sono a metà strada tra Gallipoli e Lecce, nel cuore del Salento.

La storia di Giuseppe e la sua Piccapane ti hanno incuriosito?

Ti segnalo un’altra intervista rilasciata da La Gazzetta del Mezzogiorno ed un video carino trovato su youtube#NoiSiamoLecce2019 girato nell’Agriturismo Piccapane.

To be continued! ( qui trovi la seconda parte del racconto della settimana trascorsa a Cutrofiano, nel cuore del Salento).

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2 Comments

  • Maria Teresa

    È stato un grande piacere per noi averti per una settimana come ospite woofer. Sei sempre stata di grande aiuto e disponibile a gestire molte situazioni che si sono presentate nella vita frenetica dell’azienda. Grazie della bella descrizione che hai fornito della vita bio-sostenibile di Piccapane. Un abbraccio. Maria Teresa

  • Alessandra

    Grazie Maria Teresa per questo prezioso feedback! È stato davvero bello poter far parte (per una piccola parentesi) alla vita quotidiana di Piccapane…Siete una grande famiglia! Rimanete sempre uniti ed ottimisti! Un saluto speciale a tutto lo staff, le ragazze della cucina, gli uomini dell’orto, i Giovanni (grande e piccino), Federica, Luciana e te! Che sei stata una grande tutor nei miei giorni di wwoofing!
    Buona vita e alla prossima!
    AleT

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