IL VIAGGIO

EcoViaggio-tappa 8: Agriturismo Biologico Piccapane, Cutrofiano-LE (SECONDA PARTE)

EcoViaggio – ottava tappa:

Agriturismo Biologico Piccapane, Cutrofiano – LE (SECONDA PARTE)

Vi avevo detto vero, che i giorni trascorsi a Piccapane sono stati giorni intensissimi e pieni di incontri?!

Oggi vi riporto la seconda parte del mio diario relativo all’esperienza vissuta ad inizio Giugno nel cuore del Salento.

Ho conosciuto diverse persone speciali durante la settimana trascorsa a Cutrofiano, ma un posto d’onore va sicuramente assegnato al mitico Giovanni Pellegrino. Il cicerone del Salento. Un esperto in fatto di pizzica, taranta, sagre, feste popolari, canti antichi, mostre, concerti, spettacoli teatrali, dibattiti filosofici, collettivi… Giovanni, come posso definirlo?! E’ il “nonno” di Piccapane: colui che accompagna tutti gli ospiti per la tenuta, raccontandoti vita morte e miracolo di ogni angolo di questa fetta di Salento.

Io e Giovanni (non ama particolarmente i selfie!) alla festa del 2 giugno a Karadrà (cooperativa di giovani agricoltori locali)

Giovanni è una specie di “tuttologo”, una di quelle persone dotate di una manualità fuori dal comune, capace di fare praticamente tutto con quelle sue manine d’oro: da una bicicletta ad una falciatrice, dalla potatura di un ulivo all’essicazione delle fave. Si dedica alla cucina della casa padronale, ma ha un occhio su tutto e vigila sulla tenuta Piccapane come una sorta di guardiano. Anche se a volte sparisce via per ore come i gatti, poi ritorna sempre e col sorriso ti propone qualche spettacolo cui assistere nei dintorni: “Lo sai che stasera in paese c’è un concerto di…”

Giovanni mi ha fatto sentire parte integrante della comunità, coccolandomi durante il tempo libero dalle attività di wwoofing.  Mi ha portato in giro per Cutrofiano, Corigliano, Maglie ed altri paesini limitrofi, a volte in bicicletta, delle altre con il suo mitico furgoncino. Mi ha raccontato delle battaglie che ha portato avanti alla fine degli anni 70 per non far scomparire molte delle tradizioni locali legate alla musica popolare ed alle feste rurali, come il ritorno della festa di San Rocco (se la cosa vi incuriosisce in rete trovate una marea di video su Giovanni e le sue battaglie culturali!).

Mi ha svelato che in quella zona del Salento ci sono ancora vecchietti che parlano il greco salentino, il “griko”  [ La cosiddetta Grecia salentina è un’isola linguistica ellenofona del Salento situata nella Puglia meridionale, in provincia di Lecce e consistente in nove comuni in cui si parla un dialetto neo-greco noto come Griko- fonte Wikipedia]. Secondo Giovanni, grazie soprattutto alla posizione centrale ed interna dell’entroterra in cui si trovano (e alla loro capa tosta, aggiungo io), si sono “salvati” dalla contaminazione linguistica dell’italiano che, soprattutto in epoca fascista, venne imposto in tutte le regioni, e a tutte le latitudini, vietando forzatamente l’uso dei dialetti locali.

Che peccato se ci penso. La prima forma di globalizzazione che ci ha inevitabilmente appiattiti tutti, facendoci perdere anche molta della saggezza popolare tramandata nei dialetti stessi.

Oggi ho capito che se sono innamorata del Salento è perché qui c’è ancora qualcosa di autentico, di terreno, di profondo dentro le persone che vi sono rimaste o che han deciso di farne ritorno.

Ed è sicuramente quest’amore per la propria terra, per le proprie origini che attrae il forestiero.

Qualcosa di forte, che ti si appiccica addosso e non si toglie più: una sorta di energia che ti mette in contatto con le tue stesse radici, ricordandoti chi sei e da dove vieni.

Il Salento ti ricorda l’importanza della terra, del vento, delle cose semplici e genuine.

Avere poi, il privilegio di vivere questo territorio in un periodo sgombro da tutta la baraonda che arriva nei mesi estivi mi ha permesso sicuramente di godermelo ancora di più.

Martignano (LE), spettacolo teatrale Prosopo Project- Parco Turistico Culturale Palmieri- “Spazio di vita, terre di maschere”

Come vi dicevo, Piccapane, è un “porto di mare”, un crocevia di persone, storie, esperienze ed anche una sorta di incubatore di idee per progetti culturali sul territorio (come promuovere la cucina vegana e a km zero nelle feste di paese).

Un pomeriggio dopo pranzo (per dirvene una) ricordo che son passati due amici di Giuseppe “convertiti” al crudismo, al punto da farne non solo una scelta alimentare, ma anche un mestiere: Melo e Andrea, entrambi salentini doc, che da qualche tempo han deciso di trasformare questa loro passione per il cibo fresco in un lavoro, facendo catering a domicilio per eventi privati, ristoranti, sagre, agriturismi.

Purtroppo non ho fatto in tempo ad assaggiare le loro pietanze e poichè lavorano solo per passaparola, non posso neanche segnalarvi un link cui trovarli, ma se capitate per Lecce e dintorni quest’estate e in qualche festa di paese beccate due tipi con un banchetto crudista, sicuramente saranno loro!

Fermatevi ed assaggiate le loro delizie anche per me (solo con lo sguardo dei loro scatti culinari mi è venuta l’acquolina!).

Quanto alla mia esperienza di wwoofing, che dirvi?! Non mi sono mai annoiata! C’era sempre molto da fare e da sperimentare: ho raccolto fragole, piantato pomodori, impacchettato frise, accolto ospiti, venduto prodotti, fatto cassa, sistemato la vetrina, cucinato per un gruppo di turisti di passaggio…

Una sera, di ritorno dal mare ero quasi in doccia, ci chiamano e ci dicono che sta per arrivare una famiglia Svizzera di passaggio lì a Piccapane ma che la bioesteria era chiusa, occorreva quindi optare per la serata “A cena dal contadino”.

A cena dal contadino? E che significa? Significa che Giuseppe apre le porte di casa anche ai turisti di passaggio quando la biosteria è chiusa e loro hanno voglia di un piatto caldo. Credo sia un modo bellissimo per conoscere da vicino la vita di una famiglia contadina, vivendone sapori, chiacchiere e racconti attorno a un tavolo.

Un’esperienza bellissima, per chi arriva e per chi accoglie, che in questo modo viaggia, senza spostarsi di casa.

Quella stessa sera poi scopro che la contadina sarei stata io – trantasecondidiansia-  poi Giuseppe mi rasserena con uno sguardo, sorride e mi dice: fai tu, hai carta bianca, mi fido di te.

Emozione grande cucinare a dei perfetti sconosciuti, in una casa che non era la mia, nel giro di 45 minuti e ricevere i complimenti di tutti. Si sono leccati i baffi. Qui è tutto bio e vegano, in dispensa quella sera c’era tanto finocchietto, del pan grattato, delle mandorle ed una confezione di pasta fresca fatta con grano antico, Senatore Cappelli. Tutti prodotti provenienti dall’orto e dal forno Piccapane (lo stesso pan grattato è fatto con le briciole delle frise macinate! Una leccornia).

Così mi sono re-inventata una “pasta con finte sarde”, venuta stra-bona (con quei prodotti lì, poi obiettivamente è difficile non fare qualcosa di buono!).

L’Agriturismo Piccapane è così: fare, improvvisare, fidarsi.

Vecchi mestieri all’opera.

Si dorme con le porte aperte ed il cancello delle auto si apre con il sensore appena ti avvicini.

Perché l’accoglienza è anche questa: non c’è bisogno di presentarsi, se sei rispettoso ed onesto, sei già di casa.

In casa si autoproduce quasi tutto: dal sapone per i piatti alla spugna per lavarli/lavarsi, non si fa la spesa al supermercato, non si usa la plastica, solo vetro, ceramica e carta riciclata. Per tutto il resto Giuseppe seleziona scrupolosamente fornitori che rispettino criteri etici e sostenibili nella produzione dei propri prodotti.

Vi dico solo che ero lì tipo da quattro/cinque giorni, dovevo buttare un pezzo di nastro adesivo e mi sono accorta che non avevo minimamente idea di dove fosse il contenitore dell’indifferenziato, perché fino ad allora non mi era servito.

Mi si è aperto un mondo di riflessioni in merito alle mie scelte di acquisto e alla mola di spazzatura che solo io sono capace di produrre in un giorno qualunque di vita urbana.

Prediligendo l’uso di prodotti sfusi e senza packaging non mi ero mai ritrovata a dover gestire lo smaltimento di un rifiuto non riciclabile.

Sensazione bellissima. Ecco il futuro che desidero? Non raccolta differenziata, ma rifiuti zero.

E per concludere vi riporto le risposte di Giuseppe, titolare dell’Azienda Agricola Biologica Piccapane alle domande che sto raccogliendo nel diario un ecoviaggio #sostenibileperme.

  • Che cos’è per te la sostenibilità? La sostenibilità per me è produrre meno spazzatura possibile, per rilasciare nell’ambiente meno scorie possibili.
  • Tre azioni che ciascuno di noi può compiere per rendere più sostenibile la propria vita?
  1. Stabilire relazioni di mutuo-aiuto a partire dal baratto: scambiandosi tempo, relazioni e competenze nella comunità in cui si vive.
  2. Acquistare frutta e verdura direttamente dai contadini.
  3. Avere uno stile di vita sobrio.

Ps. Qui trovi il link alla  Prima parte del racconto- Azienda Agricola Piccapane

Nell’immagine di copertina la foto del” Castello Volante”, una piazzetta incantevole sita nel cuore di Corigliano d’Otranto, dove ogni anno a Giugno si organizza il “Festival dell’Inutile”, una manifestazione di interesse artistico rivolta tutta alle belle arti, quelle che non producono appunto un utile, ma rappresentano la vera ricchezza del mondo. Da preservare.

Musica popolare ad Aleteia, circolo culturale – Corigliano d’Otranto (LE)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Condividi
  •  
  • 69
  •  
  •  
  •  

2 Comments

  • Denise

    Ciao Alessandra, è un piacere ritrovarti tra il tuo blog. Ci siamo incontrate sul parcheggio di Gallipoli, qualche tempo fa, ora, e tuo zaino ti ricopriva quasi tutto. Ma niente ti impedisce di proseguire il tuo cammino, e lo racconti tanto bene.
    Saluti da Bretagne, un abbraccio, Denise

    • admin

      Hey Denise!!! Che bellissima sorpresa questo tuo commento! Grazie mille!È stato un incontro davvero speciale il nostro! È proprio vero, quando si viaggia da soli si è più aperti e disponibili ad incontrare gli altri! Se tu non ti fossi avvicinata a me, ed io non ti avessi ricambiato con un sorriso, non avremmo iniziato la nostra piacevole chiacchierata sul viaggiare, la vita e le scelte a volte folli viste da fuori….Un abbraccio grande grande! Buon rientro a casa, chissà se un giorno non vado a visitare quell’ecovillaggio di persone che hanno deciso di ripopolare quell’isola a nord della Bretagna ! Sarebbe fantastico!
      Ale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *