IL VIAGGIO

EcoViaggio-tappa 12: Vivere in un borgo medioevale nel 2018, Ecovillaggio Torri Superiore (Imperia)

Oggi vi racconto della mia esperienza come volontaria vissuta ad agosto 2018 presso l’Ecovillaggio Torri Superiore vicino Ventimiglia.

Finalmente riprendo in mano il mio blog – dopo circa due mesi di “blocco del travelblogger ?! – proseguo il racconto di questo singolare diario di viaggio, pardon, “ecoviaggio”!

Se è la prima volta che vi siete battuti nel mio blog, dopo sbirciate l’ ARTICOLO ZERO trovate un po’ le motivazioni che mi hanno spinta a partire.

Ho lasciato Milano, lavoro, casa e tutta la mia routine il 10 Marzo 2018, da allora è come se fosse scattato dentro di me una sorta di effetto “Dynamo” – tale per cui energia in movimento chiama altra energia in movimento e così via all’infinito e…

Ed i 6 mesi di ecoviaggio #sostenibileperme pianificati originariamente son già diventati  di  8.

Tante cose sono accadute da allora ad oggi, a volte sono riuscita a “fermarle” su penna, in uno scatto, in una history, altre (spesso) le ho tenute per me.

Nei prossimi mesi invernali conto di venire più spesso qui, nel blog per condividerle con voi! Ho voglia di raccontarvi tanto! Rimanete in ascolto!

Dove eravamo rimasti? Ah sì, il racconto della mia dodicesima tappa Ecovillaggio Torri Superiore

 

Ad Agosto ho trascorso circa venti giorni, come volontaria del gruppo VERI– Volontari Rete Italiana Ecovillaggi in Liguria presso l’Ecovillaggio Torri Superiore, situato a Torri, un paesino quasi a confine con la Francia, vicino Ventimiglia.

Qui un gruppo di persone verso la fine degli anni ’80 ha deciso di ripopolare un borgo abbandonato, ristrutturandolo tutto, pietra su pietra, sogno su sogno, tentativo dopo tentativo, fino a farlo diventare un piccolo gioiello ecosostenibile (lo si può votare tra i luoghi di Italia nel concorso “I Luoghi del Cuore” promosso dal FAI).

Quando ho pianificato le tappe del mio ecoviaggio mesi fa, selezionai questo ecovillaggio tra le varie realtà ecosostenibili della rete RIVE, poiché mi affascinava molto l’idea di andare a vedere come si vive in un luogo che qualcuno a suo tempo ha dovuto abbandonare.

Come si fa a riportare la vita, il denaro, i bambini, il lavoro, i turisti laddove è più facile andare via che rimanere?

Laddove non è rimasto neanche un negozio di alimentari, un bar, una scuola?

L’Ecovillaggio Torri Superiore è riuscito in questa ardua impresa e andarlo a visitare, scegliere di trascorrere lì le proprie vacanze è sicuramente un ottimo modo per garantirgli lunga vita.

L’Ecovillaggio si trova sulla collina di Torri, un piccolo paesino medioevale risalente al tardo XIII secolo, posto nell’entroterra ligure, ai piedi delle Alpi, dove tra un fiordo e l’altro di alture sempre verdi il sole gioca a nascondino con le nuvole.

Nuvole sempre in corsa verso il mare (un po’ come me, diciamo).

Un mare, quello di Torri, di cui riesci a percepirne la vicinanza, ma non ti è dato vedere perché oltre le colline.

Un mare che mitiga il clima, rendendo l’aria pulitissima.

Talvolta ricordo che alla sera rinfrescava così tanto che non mi pareva vero fossimo a ferragosto, ci voleva sempre il giubbotto (da donna del Sud non sono abituata ad un’aria frizzantina in pieno Agosto, divino comunque!).

Se chiudo gli occhi e provo a ritornare a Torri, la prima cosa che immagino è un tocco sulla pelle di quel vento lì.

Un tocco piacevolissimo, che sa di montagne e di mare. In una parola: un tocco ligure.

All’Ecovillaggio Torri Superiore, mi dicono che anche gli inverni siano piuttosto miti; la presenza del mare, come quella delle alture circostanti che avvolgono il borgo, consentono la coltivazione di piante di pomodori, olivi e limoni buonissimi.

Qui si arriva con una corriera che parte da Ventimiglia circa sei volte al giorno: dopo una mezz’oretta di tornanti, curve e pochissime abitazioni sparse qua e là, attraversi un piccolo ponte romano e sbuchi nella piazzetta centrale di Torri, la parte “inferiore”, quella rimasta sempre abitata, sebbene non ci sia più alcuna attività commerciale (di recente, purtroppo, mi dicono abbia chiuso anche l’ultimo bar).

Parentesi: penso sarebbe fighissimo venirci d’estate con un piccolo “apebar” per sopperirne la mancanza.  Anzi, sarebbe super farsi il giro di tutti i piccoli centri storici semideserti del nostro bel paese in estate, offrendo limonate, birre, chinotti, gelati e chipiunehapiunemetta a chi è rimasto senza il “bardelpaese” (lanciata l’idea nell’etere cosmico, se scopriamo che qualcuno la mette in atto, facciamoci un fischio a vicenda, che dite?!).

Dicevo, scesi in piazzetta per arrivare all’Ecovillaggio, occorre percorrere a piedi una stradina in salita che ti porta nella parte, appunto, “superiore” del paese dove ti ritrovi davanti agli occhi un meraviglioso presepe di casette di pietra.

Finestre dai colori pastello, una piccola piazzetta con una fontanina, un orto e tutto intorno alberi da frutto, ulivi e tanto verde.

Sembra che un pittore della Provenza, trovandosi a passare di qui, avesse disegnato con degli acquerelli questo suggestivo villaggio fatto di un intricato labirinto di scale, terrazzi, vicoli e casette.

Solo a guardare questo spettacolo di colori, il tempo ti si ferma – come il respiro – e tu resti ad ammirarlo.

E’ stata un’esperienza ricchissima trascorrere del tempo qui come volontaria.

Ogni giorno ho cercato, nel mio piccolo, di dare una mano nella gestione delle attività che ruotano attorno alla struttura ricettiva, principale fonte di sostentamento economico per la comunità residente. Con mia grande sorpresa (e soddisfazione) mi sono ritrovata a supportare spesso il lavoro di squadra del “gruppo cucina” che ad agosto ogni giorno prepara pranzi e cene per l’intera comunità.

Tra ospiti, volontari e residenti pensate che da 20 persone stanziali si arriva anche a 80 bocche da sfamare a colazione, pranzo e cena. Numeri a cui non ero affatto abituata (dopo i 4 commensali di solito già sclero dietro i fornelli!).

E’ stato davvero “formativo” affiancare il lavoro dei cuochi, rispettare i tempi di ogni cosa, mantenere ordine e pulizia durante il lavoro, coordinarsi con gli altri, scoprire nuove ricette, fantasticare insieme su possibili accompagnamenti culinari. Il tutto sempre accompagnato da un’atmosfera internazionale ed una energizzante musica di sottofondo.

Ho incontrato, lavorato, mangiato e scambiato esperienze con persone provenienti di posti più disparati del mondo: Corea, Bielorussia, Ucraina, Olanda, Norvegia, Danimarca, Germania, Albania, ma anche Firenze, Milano, Torino…

Viaggiare stando fermi in un posto. Meraviglioso. A tavola poi non c’erano posti prestabiliti e se eri “brava a non cascare nel solito meccanismo abitudinario” di sederti sempre accanto alle stesse persone, ti ritrovavi a scoprire le storie di vita di chi era lì di passaggio (come un cicloturista salito fin su a Torri per mangiare un boccone, prima di ripartire per la Francia).

Perché Torri Superiore è così: un posto dove arrivi se ci vuoi arrivare.

Diciamo che non è proprio dietro l’angolo, nè a portata di mano, ma si lascia scoprire solo da chi ha voglia di farsi la scarpinata fin qua su per ammirarlo.

Qui puoi venire a starci per un giorno, due, un mese, o decidere di rimanerci più a lungo, se trovi il modo di contribuire anche tu al mantenimento della comunità locale.

Aldilà dei turisti, volontari ed amici di passaggio, qui a Torri Superiore ci vive un gruppo di residenti che da circa 30 anni ha non solo ristrutturato le varie abitazioni abbandonate (con i propri soldini ed il proprio sudore), ma ha cercato anche in qualche modo di autosostenersi, creando nuove attività lavorative (alcune redditizie, altre destinate all’autosufficienza).

C’è chi fa e vende il pane, chi gestisce la cucina del ristorante aperto ai turisti, chi si occupa dell’accoglienza degli ospiti, della pulizie delle camere, della manutenzione degli impianti. Ognuno cerca di mettere al servizio della piccola comunità (ecovillaggio, appunto) le proprie competenze.

La maggior parte dei residenti ha acquistato negli anni la propria piccola abitazione, ma ognuno a suo modo partecipa al mantenimento della comunità finanziando il progetto di ecovillaggio con un piccolo contributo monetario che consente di coprire le spese mensili e le spese alimentari (insieme formano un vero e proprio gruppo di acquisto) ed un monte ore di tempo libero da dedicare alle attività collettive.

Ogni residente mette a disposizione dell’ecovillaggio un monte ore settimanali da dedicare alle attività comuni per garantire il funzionamento della struttura: dalla segreteria all’organizzazione di rappresentazioni teatrali, dai laboratori di ceramica ai concerti musicali; dalla gestione della cucina alla pulizia delle camere, passando per le prenotazioni e l’accoglienza degli ospiti.

In che termini questo borgo è diventato un Ecovillaggio?

Chi vi abita cerca di  mettere in pratica i principi propri della permacultura e dell’ecologia, operando scelte il più sostenibili per l’ambiente e per l’intera comunità: uso di energie green, alimentazione consapevole, condivisione mezzi di trasporto.

Ad esempio, le case sono state restaurate utilizzando la pietra naturale locale e materiali isolanti ecologici quali sughero e fibre di cocco.  L’acqua calda viene prodotta con pannelli solari;  gran parte dell’energia elettrica del centro culturale è ottenuta con i pannelli fotovoltaici. Per quanto riguarda l’alimentazione, vi è un piccolo orto e dei frutteti che si ispirano ai principi della permacultura. Il resto del cibo è di provenienza locale, o almeno nazionale ed è in gran parte biologico. Molte cose vengono prodotte in loco come: olio d’oliva, pane, pasta fresca, miele, marmellata, yogurt, gelato e tisane di erbe locali. La comunità residente infine, come avviene nella maggior parte delle comunità intenzionali appartenenti alla rete RIVE, si incontra una volta alla settimana e utilizza il metodo decisionale del consenso.

Sperimentare la vita in questo piccolo borgo, ascoltare le storie di chi ha scelto di venirci a vivere o di chi ritorna qui ogni estate da decenni è stato davvero stimolante.

Anche aver dormito in tenda, tutt’una con le radici dei pini e sotto un cielo perennemente stellato (per me abituata a vacanze meno spartane) è stata una “bella palestra”!  Una piacevolissima sorpresa a scapito della paura di soffrire il mal di schiena o l’umidità. Fortissimo vedere quanto c’è di vero nelle paure che ci portiamo dietro dall’infanzia e quanto di perfettamente inutile.

Inoltre “capitare” in pieno ferragosto, mi ha permesso di capire ancora più a fondo quanta fatica, pazienza e dedizione ci vogliono per portare avanti un progetto così impegnativo e complesso tutti i giorni della propria vita.

Sorridere ad un’ospite, anche quando sei scazzata. Servire ai tavoli anche quando vorresti stare già seduta a mangiare. Fare i doppi, tripli turni per garantire il funzionamento di tutte le attività anche quando tutti gli altri sono in vacanza, al mare o usciti per un concerto. Perché è questo che bisogna pensare quando sogniamo di andare ad aprire un B&b in un posto meraviglioso o fantastichiamo su come sarebbe romantico ripopolare un borgo antico in una vallata sperduta nel nulla insieme ad i nostri amici fricchettoni.

La gestione delle cose pratiche nel quotidiano, la lontananza dalla città, la gestione delle proprie emozioni in un gruppo di lavoro/convivenza così delicato come lo è quello di un ecovillaggio. Sono tutte cose da dover mettere in conto.

Insomma, che dirvi più?

Se volete sperimentare una “vacanza sostenibile” fate un salto a Torri e lasciatevi stupire dalla magia di questo luogo dove il tempo sembra essersi fermato.

Post Scriptum:

Chissà quando tutti i ragazzi che son cresciuti qui saranno grandi e tutti gli adulti anziani, come riuscirà questo luogo a rimanere ancora popolato…

Perchè ripopolare un borgo abbandonato non è affatto un’impresa per tutti e creare poi le condizioni affinchè resti vivo nel tempo, è  cosa ancora più ardua.

Il mio augurio è che da qui a cento, duecento anni chi ha seminato oggi “tutte queste buone azioni ecosostenibili” stia ancora lì nella tenacia delle nuove generazioni che verranno.

Perché è proprio vero: il lavoro nobilita l’uomo e aggiungo io, mantiene vivo un borgo.

… Ah dimenticavo, se vi va potete commentare o condividere tra i vostri contatti questo articolo e seguire le mie avventure quotidiane anche su Facebook  ed  Instagram 

Alla prossima ecotappa!

AleT

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