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Esperimenti di felicità: la lista delle “primevolte”

Esperimenti di felicità: la lista delle “primevolte”

Martedì 20 marzo 2018, ore 21.40 – Felicità

Wau, oggi scopro che ne abbiamo 20, praticamente da calendario oggi sono 10 giorni tondi tondi che ho detto #ciaoneareadicomfort, salutando la vita di sempre, amore, amici, Milano, casa, abitudini e … Zaino in spalla, son partita alla volta di questa avventura.

Sì lo so, non è ancora tempo di bilanci e non è quello che intendo fare ora. Ma fare un bilancio in termini di fermarmi e pensare alle cose che mi sono accadute, le persone che ho incontrato, le città che ho visitato e le giornate speciali che ho vissuto dal 10 marzo ad oggi, quello si, mi va. In realtà, mi è sempre un pò piaciuto alla fine di una giornata fare un una sorta di bilanci, figuriamoci ora che le mie giornate sono così variegate e mi sento piena di immagini, emozioni. Fermarmi ad assaporare ogni singolo momento, riguardarmi tutto ciò che è accaduto fino ad ora, fotografandolo sulla carta, mi fa star bene. Non voglio correre. Non voglio inseguire le giornate “in attesa di”. E poichè anche in questa sorta di dimensione parallela in cui mi pare si stia collocando la mia vita presente c’è sempre il rischio di lasciarsi trasportare dalle cose che ci sono da fare (finendo col vivere freneticamente le giornate), prendermi questo momento di scrittura è un regalo che faccio a me stessa e alla storia che sto scrivendo mentre vivo questo eco-viaggio.

Così stamattina quando ho scoperto che era, non solo la festa di primavera, ma anche la giornata mondiale della felicità, non potevo non interrogarmi sul senso che per me ha questo concetto: la felicità.

Oggi, dopo pranzo, mi sono seduta su una panca al sole e mi sono lasciata coccolare dal sole e dal vento, mentre un cagnolino a sua volta si lasciava coccolare da me e mi sono sentita fortunata. Mi sono sentita una PRIVILEGIATA. Avete presente quando stai talmente bene, talmente “scialla” come dicono a Roma, che pensi: Dio esiste, ne ho le prove?!

 

Oggi mi sentivo così, in una parola: FELICE.

Felicità per me è innanzitutto sentirmi LIBERA.

Libera di essere me stessa, libera di gestire il mio tempo, libera di scegliere in cosa impiegare le mie energie.

Libera di compiere scelte anche scomode, se mi fanno star meglio.

Felicità per me è anche SCOPERTA.

Iniziare la giornata con curiosità, sapendo ed immaginando che sicuramente imparerò qualcosa di nuovo.

Trovo che in assoluto la possibilità di apprendimento sia una vera e propria linfa vitale per la mia forma di felicità.

Anche quando ero a casa ho sempre cercato – ciclicamente – di cambiare prospettiva sulle cose: stravolgendo la disposizione dei mobili in una stanza; cambiando il colore delle tende; facendo strade alternative per andare all’ufficio postale o a casa della mia amica; provando a vedere anche un genere di film di cui non sono particolarmente affezionata per vedere se mi attivi, in qualche modo, quei ”due o tre” (si fa per dire) neuroni dormienti.

PROVARE insomma a trovare nuovi stimoli anche nel quotidiano. Non appiattirmi. Non abituarmi a vedere le cose. Cercare attraverso una macchina fotografica di scoprire quel dettaglio di strada, di palazzo, di cancello, altrimenti perso dalla cecità della nostra corsa quotidiana (per andare dove poi? Bho! Ancora non l’ho capito dove vanno diretti tutti quelli che corrono! Oddio se penso alla metro di Milano mi prende male, chiudiamo la parentesi, va!).

Io non credo che la felicità abbia lo stesso significato per tutti.

Tutt’altro. Io credo davvero – e lo sto sperimentando sulla pelle – che ognuno di noi abbia dentro di sè un proprio intimo e segreto significato di felicità e che sia suo potere – e dovere – portarlo alla luce.

E credo anche che la felicità non vada cercata, ma sperimentata.

Necessita di tanti tentativi per prove ed errori. Occorre allenarsi ad essere felici. Lanciandosi forse qua e là delle piccole sfide da compiere per provare a capire qual è la nostra forma di felicità. Come la possiamo esprimere.

Una volta espressa, poi, credo anche che per farla ancora più nostra, per attaccarcela sotto la pelle il più a lungo possibile, occorra rifletterla.

E quindi provo ad elencare le prime dieci cose che mi vengono in mente  fatte “per la prima volta in vita mia” in queste prime 10 giornate sostenibiliperme: 

  1. Partire con uno zaino di 20 kg sulle spalle
  2. Potare le vigne
  3. Fare il pane in casa
  4. Cenare con una violoncellista giapponese
  5. Assaggiare il reciotto
  6. Fare il reciotto ( e la valpolicella e l’amarone)
  7. Pulire una stalla
  8. Dare del fieno a degli asini e spazzolarli
  9. Seguire un giornalista e vedere come si gestisce un’intervista
  10. Fare una torta di mele secondo una ricetta francese con una ragazza di Strasburgo (Specializzata in alberi, in Erasmus in Italia dopo sei mesi di stage universitario in Australia- immaginate voi quante cose abbiamo da raccontarci! Libidine per le mie orecchie).

E vi assicuro che potrei andare avanti, ma dieci mi pare un buon numero da ricordare.

E poi alle brutte se ho dimenticato qualcosa, vorrà dire che ci sarà sempre il prossimo post per rievocarlo…

Love!

Ps. Se vuoi, puoi seguire le mie avventure anche su Facebook  ed  Instagram oppure continuare a leggere i miei articoli sul Blog

A presto!

AleT

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One Comment

  • Vittorio

    E dormire col piumone e i calzettoni a fine marzo perché la stanza non è calda abbastanza e stare attaccata alla stufa in cucina e saltare sulla sedia per l’agguato di un gatto che non ti aspetti e scendere in pigiama a colazione con la faccia di chi cerca ancora dov’è la sveglia che non ha suonato e ridere come una pazza distesa sul divano non mi ricordo più per cosa … la felicità è una piccola cosa che allarga il cuore. Buon cammino.

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