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Facciamo che sia una “quarantena” sostenibilepernoi

Lasciamo che questa attesa sia l’occasione per rendere pieno omaggio e valore al momento presente: l’unico vero momento che ci è dato da vivere.

Eccomi qui.

Proverò a scrivere quello che mi muove dentro.

Sono giorni difficili, intensi, pieni di piccole insidie. Per tutti.

La pratica dello yoga e della meditazione quotidiana si sta rivelando sempre più necessaria, urgente, vitale. Indispensabile.

Se non voglio impazzire dietro la tendenza costante della mia mente di sgattaiolare fuori alla ricerca di…

Debbo impormi di fermarmi e – con disciplina – stare nel presente, a partire dalla presa di consapevolezza del mio respiro, del mio corpo.

Se oggi guardi fuori è come mettere la mano nella gabbia di una belva (notiziari che sbranano!).

Se oggi guardi dentro, troverai un bel po’ di cose interessanti con cui stare. O in qualche modo, provare a stare.

A te la scelta se continuare a guardare fuori e dedicarti alle n mila cose alternative che ci distraggono da come ci sentiamo esattamente in questo momento o decidere se guardare da vicino certe tue corde e provare a sentire che musica compongono.

Non sempre è una musica piacevole e non sempre possiamo stare lì in ascolto.

Sarebbe troppo stancante, anche per l’orecchio “più empatico”, percepire costantemente il fiume di pensieri, emozioni, sensazioni che ci attraversa.

Ma è una grande opportunità che la vita ci sta offrendo esattamente ora, con tutta questa bufera in atto, perché continuare a snobbare il nostro rumore di fondo?

Perché rimandare ancora? Quando è il momento giusto?

Abbiamo visto che correre non ci porta poi tanto lontano…

Di certo non ci porta in un luogo migliore, più sicuro, più in pace.

Tuttavia è una vita che ci allontaniamo, che prendiamo le distanze da noi, dagli altri, dalle cose che ci stanno troppo strette. Allontanarci, in fondo è la cosa che sappiamo fare meglio (ma un poco alla volta, anche in questo, stiamo riscoprendo il potere della vicinanza, del sostare, dello stare con).

Dicevo siamo abituati ad “allontanarci”, ad “evadere dalla nostra realtà” con un film, un libro, una telefonata, un abbraccio, un viaggio. E oggi ci chiedono di rinunciare a tutto ciò.

Bene! Sento che c’è qualcosa in più che possiamo fare in questo tempo così dilatato, in questo tempo così sospeso (oltre le pulizie affondo di casa ecce cc!).

Certo non è esattamente ciò che ci aspettavamo con l’inizio di questo 2020,

ma quanta roba ci sta restituendo questo tempo qui?

Certo un conto è quando siamo noi a scegliere di fare un passo verso l’interiorità, un conto è quando sono gli altri a imporcelo. Ma credetemi, è solo una questione di prospettive. È solo come vogliamo leggerla questa realtà, che possiamo scovarne nuovi messaggi o vederci dentro sempre gli stessi vecchi schemi.

Smettiamola di fare sempre un po’ le vittime e ristrutturiamo il frame di questo spazio che abbiamo a disposizione per riscrivere nuove scene.

Il passo che ci è stato imposto è senza ombra di dubbio un passo molto compromettente se non scappiamo via anche stavolta. Ma è anche un passo con un enorme potenziale, è un passo, passatemi il termine, salvifico.

Evitiamo anche stavolta di replicare sempre gli stessi schemi, evitiamo di raccontarcela, riempiendoci ancora l’agenda mentale e giornaliera di cose da fare, sistemare, realizzare.

Abbiamo davvero una grande occasione, anzi più di una: abbiamo infinite piccole occasioni quotidiane per scegliere come e se sorriderci allo specchio, con che tono rispondere ad un’offesa, se riempirci di informazioni al tg o decidere di centellinare la quantità industriale di stimoli che passano.

Oggi come oggi possiamo compiere una scelta.

Questa pandemia ci sta mettendo alla prova, sì, ma non possiamo lamentarci.

In fondo, fino ad oggi, cosa ci è mancato veramente?

Di cosa ci siamo realmente privati finora?

Quale grande sacrificio abbiamo fatto per gli altri?

Per la vita stessa?

Se penso che neanche tre generazioni fa i miei nonni hanno veramente patito la fame e vissuto sulla pelle la miseria, le bombe, la guerra, questa quarantena risulta più  “una vacanza” che una calamità o una condanna come in molti dicono.

Lungi da me minimizzare le difficoltà evidenti, tangibili e materiali che questo “arresto forzato” comporta, perché anche lì tutti noi, chi più chi meno, ne sta sperimentando la durezza (ma non è di questo che voglio parlarvi oggi).

Stamattina mi sono svegliata con il desiderio di buttare giù di getto questi pensieri perché sentivo forte un grande messaggio che voglio condividere con voi tutti:

E’ tempo di compiere un atto di riconoscenza verso la vita stessa e le mille cose che ad oggi ci ha offerto e che spesso abbiamo dato per scontato.

Abbiamo mai sofferto la fame? Abbiamo mai vissuto in una casa senza riscaldamento? Senza corrente elettrica? Senza acqua calda? Senza acqua potabile? Abbiamo mai visto morire un bambino di tetano per una ferita mal curata?

Quale grande sacrificio abbiamo fatto noi (e parlo di questo lato di mondo qui) nati negli ultimi 70 anni?

Se non sacrifici individuali e/o familiari, finalizzati sempre ad uno scopo – prevalentemente personale – come garantirci un’istruzione, garantirci un certo tenore di vita, garantirci un certo status sociale, garantirci certe comodità…. Quale grosso sacrificio abbiamo fatto per gli altri, per la nostra stessa specie, per la vita umana sul pianeta?

E poi, soprattutto, quando ci siamo messi veramente a confronto con la nostra piccolezza?

Se non in caso di malattia nostra o di cari a noi vicini, è difficile che ci sperimentiamo veramente umani, fragili, mortali.

Quando abbiamo percepito veramente, nel quotidiano, nelle piccole azioni che ci tengono in vita, che non siamo poi così indipendenti come ci vogliono far credere?

Siamo davvero tutti interconnessi ed è ora di assumercene la piena responsabilità.

Quando mai abbiamo contattato la nostra mortalità?

Ecco forse potremmo provare a vivere questo momento per farci alcune domande…

Chiederci ancora una volta: Di cosa abbiamo davvero bisogno per essere felici?

Ora, qui, non domani. Non quando avremo guadagnato soldi a sufficienza per estinguere il mutuo o incontrato la persona della nostra vita per mettere su famiglia.

Facciamola oggi quella telefonata che rimandiamo da troppo tempo.

Diciamolo oggi ti amo, ti voglio bene, mi dispiace a quella persona che incontriamo tutti i giorni, ma che non vediamo veramente negli occhi.

Sembra che questo brutto virus ci abbia addirittura oscurato il nostro stesso futuro prossimo.

Non riusciamo più a pianificare nulla, non ci è dato sapere cosa accadrà domani, cosa faremo il prossimo weekend, il prossimo mese. Ci è dato “solo” di portare pazienza e attendere.

Una cosa però possiamo farla: fare in modo che questa attesa non sia vana.

Non sia solo l’ennesima attesa in funzione di uno scopo, di un obiettivo, di una cosa da fare o da raggiungere.

Lasciamo che questa attesa ci metta in contatto con la nostra parte più ampia, più immensa, più infinita.

Facciamo che non ci spinga aldilà del presente, non ci porti ancora troppo in là con la fantasia.

Lasciamo che questa attesa sia l’occasione per rendere pieno omaggio e valore al momento presente: l’unico vero momento che ci è dato da vivere.

Ecco, nel mio piccolo mondo, dalla mia piccola prospettiva, credo sia questa la grande sfida che ancora una volta Madre Natura ci sta offrendo: non scappare più dietro un desiderio, una fantasia, un’aspettativa.

Aprire la finestra e far entrare il sole, l’aria fresca di primavera, il suono degli uccellini che grazie a questo meraviglioso silenzio surreale siam tornati a percepire. E accontentarci di questo per “dare un senso” alla nostra giornata. Noi non siamo il nostro lavoro, i mille ruoli sociali che rivestiamo nella vita, le cose che possediamo.

……………………………Benedetto silenzio.

Quanto ci abbiamo messo per ri-scoprirlo? Per ricavarlo?

Finalmente abbiamo la possibilità di percepire il silenzio attorno a noi, un evento che mai avremmo immaginato possibile in uno scenario urbano.

E invece è arrivato. Ora sta a noi decidere cosa farne del rumore a cui, di riflesso, questo silenzio ha fatto spazio: quello del nostro mondo interiore.

Vi lascio con alcune righe tratte da un libro che sto avvicinando piano piano, come un liquore buono da assaporare a piccole dosi.

Se non riuscite ad essere presenti nemmeno in circostanze normali, come quando state seduti in una stanza, passeggiate nei boschi o ascoltate qualcuno, certamente non sarete in grado di rimanere consapevoli quando qualcosa va storto o vi trovate ad affrontare persone o situazioni difficili, caratterizzate da perdita o minaccia di perdita. Sarete sopraffatti da una reazione, che in definitiva è sempre qualche forma di paura, e verrete trascinati nell’ inconsapevolezza profonda. Queste situazioni minacciose sono le vostre prove.

Soltanto il modo in cui le affrontate dimostrerà a voi e agli altri a che punto siete per ciò che riguarda il vostro stato di consapevolezza, e non quanto a lungo sapete stare seduti con gli occhi chiusi o quali visioni percepite.

Pertanto è essenziale apportare maggiore consapevolezza nella vostra vita in situazioni ordinarie in ci tutto procede con relativa tranquillità. In questo modo acquisite maggiore intensità di presenza.

Questa genera in voi e attorno a voi un campo energetico di elevata frequenza di vibrazione.

Nessuna inconsapevolezza, nessuna negatività, nessuna discordia o violenza possono entrare in questo campo e sopravvivere, così come il buio non puo’ sopravvivere in presenza della luce.

Quando imparate a essere testimoni dei vostri pensieri ed emozioni, il che è una parte essenziale dell’essere presenti, potete restare sorpresi quando per la prima volta vi rendete contro del rumore di fondo dell’inconsapevolezza ordinaria e capite quanto di rado o mai siete veramente a vostro agio con voi stessi.

A livello del pensiero incontrerete molta resistenza sotto forma di giudizi, malcontento e proiezione mentale lontano dall’adesso. A livello emozionale vi sarà una corrente sotterranea di disagio, tensione, noia o nervosismo. Entrambi sono aspetti della mente nella sua modalità abituale di resistenza

Eckhart Tolle “Il potere di Adesso” Ed. Armenia, 1997.

Ps. Cercate la vostra musica, cercate il vostro silenzio, cercate la vostra strada maestra, cercate la vostra solitudine e stateci dentro. Per me la pratica dello yoga, della meditazione e della respirazione consapevole sono diventati i miei compagni di viaggio nella cura della mia salute. E per salute non intendo solo assenza di malattia. Intendo soprattutto pienezza, gioia, senso di appartenenza ad un tutto più grande di me.

Un tutto che mi fa sentire meno sola, meno individuo, meno cellula isolata.

E questo piccolo miracolo accade ogni volta che smetto di rincorrermi e provo a stare con quello che c’è, con quella che sono.

 

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