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Fattoria Seminole: una storia controcorrente dal Nord al Sud Italia

Castel Campagnano (CE)

Oggi vi racconto la storia di due ragazzi friulani, Cristiano e Michele, classe ’93, che da circa due anni hanno lasciato il Friuli Venezia Giulia per trasferirsi in Campania a coltivare un terreno abbandonato.

Dall’autunno del 2016 portano avanti, insieme, in due, senza macchinari, pesticidi e neanche un euro di finanziamenti statali/bancari un progetto di agricoltura naturale: Fattoria Seminole

Siamo nel Casertano, più precisamente a Squille, frazione del comune di Castel Campagnano, un piccolo paesino dell’Alto Volturno al confine tra la provincia di Caserta e quella di Benevento.

Zona da secoli dedita alla coltivazione dell’olivo, in particolare dell’autoctona oliva Caiazzana, oggi presidio Slowfood da cui i due giovani friulani ricavano un ottimo olio d’oliva biologico.

Ed è qui, proprio nell’entroterra campano che il destino, dopo numerose ricerche in giro per lo stivale, ha portato i miei due nuovi amici #sostenibiliperme a realizzare il proprio sogno di vita rurale.

Trovare un terreno agricolo in comodato d’uso gratuito in Italia non è un’impresa così facile come vogliono farci credere i mass media. Nella maggior parte dei casi i terreni agricoli sono molto costosi ed è praticamente impossibile trovare qualche proprietario che li ceda gratuitamente, soprattutto nel centro e nord Italia.

Al Sud, invece, le campagne – quasi – si “regalano”: c’è un’alta percentuale di abbandono dei terreni agricoli, di fuga dalla campagna da parte delle nuove generazioni e di una mancanza quindi considerevole di forza lavoro disponibile.

Quella di Cristiano e Michele, invece, è una storia controtendenza: hanno scelto di avviare la propria piccola azienda agricola nel casertano e non altrove grazie ad un annuncio pubblicato sul sito ‘’Antiche terre, giovani progetti’’ da parte di un’azienda agricola campana che offriva a giovani volenterosi di tutta Italia una parte dei propri terreni- dietro la presentazione di un “progetto vincente”.

Il progetto di agricoltura naturale – Fattoria Seminole –  presentato dai due giovani friulani è piaciuto così tanto all’azienda in questione da consentire loro di ricevere in comodato d’uso gratuito circa 4 ettari di terreno coltivabile, una stalla ed un casolare.

Il tutto dovete immaginarlo in stato di semiabbondono: mi han detto che il primo inverno lo hanno trascorso senza acqua calda e che ancora tutt’oggi la casa in cui abitano necessita di una ristrutturazione importante. Ma non avendo ricevuto alcun finanziamento e contando sulle sole proprie forze, ci vorrà del tempo per sistemare ogni cosa.

Oltre alla produzione di ortaggi biologici, coltivano anche la canapa, da cui ricavano farine e delle squisite infiorescenze con cui realizzano un’eccezionale birra artigianale, a mio avviso una prelibatezza senza eguali!

Mercato contadino di Caiazzo (CE)

Ero estremamente curiosa di conoscerli di persona, capire cosa li avesse spinti a trasferirsi in mezzo alle campagne sperdute del casertano e lanciarsi in un’impresa così ardua come lo è avviare una produzione agricola da soli e senza fondi.

…Poi quando li ho ascoltati raccontare del loro progetto di vita, ho visto nei loro occhi una luce speciale: quella di chi sogna e fa del proprio sogno una realtà.

Ecco di sotto la testimonianza di Cristiano e Michele della Fattoria Seminole, in provincia di Caserta, per un mondo più #sostenibilepernoi!

 

Ciao Cristiano che cosa facevate prima di intraprendere quest’avventura?

Io vivevo e studiavo a Bologna dove frequentavo la facoltà di Scienze dell’Educazione. Michele viveva a Perugia dove frequentava la facoltà di Agraria. Siamo venuti via prima ancora di terminare gli studi, che continuiamo a distanza.

Cosa vi ha spinto a venire a vivere in campagna ed aprire un’azienda agricola?

Entrambi siamo originari del Friuli Venezia Giulia, una zona molto agricola: la maggior parte dei nostri coetanei ha un nonno contadino, un vicino che fa il vino. Diciamo che non veniamo da una vita molto lontana dalla campagna. Personalmente credo che gli anni trascorsi a Bologna durante l’Università mi abbiano solo fatto capire prima del tempo che volevo provare a fare qualcosa che mi consentisse una vita diversa dal “vivere in città”. Michele, invece, prima ancora di iniziare gli studi, già sapeva di voler avviare un progetto di agricoltura naturale come il nostro.

Come mai dal Friuli alla Campania?

Cercavamo un posto dove avviare la nostra azienda agricola e siamo venuti qua dopo numerosi tentativi di ricerca di un terreno libero e gratuito. Durante le nostre ricerche in giro per lo stivale ci siamo resi conto che il sud Italia era libero. Da noi in Friuli, ad ogni angolo c’è una vigna e non trovi un metro quadrato di terreno libero da coltivare e se lo trovi, lo paghi oro.

Quali sono stati i primi passaggi compiuti per intraprendere quest’avventura?

Dapprima abbiamo sviluppato questo progetto (dalla coltivazione della canapa alla produzione di una birra artigianale, il tutto secondo i principi dell’agricoltura naturale), poi ci siamo attivati per cercare chi fosse disponibile a darci la terra in comodato d’uso. Essendo degli studenti e non degli investitori non avevamo alcun capitale iniziale.  Siamo andati girando per mezzo stivale prima di trovare questa campagna. Poi un bando online ci ha fatto vincere questo terreno a Castel Campagnano, nel casertano.

Quali difficoltà avete incontrato fino ad oggi?

Rispetto all’agricoltura intesa come terra da coltivare, diciamo che ti adatti molto: ovunque vai devi solo capire cosa ci cresce, cosa va, cosa non va. Rispetto invece, all’agricoltura, intesa come azienda, sicuramente il fattore economico è il punto più critico. Una cosa è andare a vivere in campagna e fare agricoltura di sussistenza (ti basta anche un minimo di entrata fissa per farcela); un’altra è aprire un’azienda agricola, anche se piccola come la nostra, servono dei soldi.

Riesci a stimarci di quanti soldi parliamo? Voi con quanto siete partiti?

Non si può fare una stima, dipende molto da quello che vuoi produrre, da quanto tempo e lavoro ci vuoi dedicare. Noi siamo partiti con un budget irrisorio (diciamo che le persone di solito ci vanno in vacanza, non ci aprono un’azienda! Ridiamo).

Voi quante ore lavorate in media in un giorno?

Bella domanda, praticamente noi lavoriamo sempre: da quando apriamo gli occhi la mattina a quando andiamo a dormire. E non c’è un giorno della settimana in cui riposiamo.

Ora ci serve mettercela tutta per far partire un meccanismo che la maggior parte delle persone farebbe partire in molto meno tempo chiedendo un prestito in banca.

Occorre investire le nostre energie in tutto ciò che può fruttarci anche un solo centesimo: è questo il difficile. Provare a fare tutto, dagli ortaggi alla birra, dalla pasta al grano, poi con il tempo inizieremo a capire cosa funziona di più e cosa di meno e sceglieremo su cosa concentrarci. Di certo sappiamo che non possiamo sostenere questi ritmi per molti altri anni, altrimenti ci ritroviamo a terra.

Avete anche degli animali nella vostra fattoria?

Ad oggi abbiamo solo due pecore. Quello degli animali è un capitolo a parte. E’ stata una presa di consapevolezza con cui abbiamo fatto i conti dopo che ci siamo sbattuti contro. Visto da fuori sembra tutto molto semplice, quasi banale: che vi vuole a tenere delle galline? Ad allevare un maiale? Lo metti lì e si sta. Non è affatto così, gli animali necessitano di energie: ci devi dar da mangiare, li devi pulire, curare. Necessitano di ancora più cure che un orto.

Fattoria Seminole, Castel Campagnano (CE)

In che termini vi autosostenete? Quanto riuscite a fare a meno del supermercato?

Cerchiamo di andarci il meno possibile. Potenzialmente soprattutto d’estate potremmo campare anche solo con le nostre verdure. Ora che produciamo anche olio e pasta, volendo potremmo stare mesi senza andarci. Ma ovviamente ci sono cose per cui non possiamo non andare a fare la spesa.

All’inizio che ci siamo trasferiti a vivere qui avevamo l’idea di una grande autosussistenza.

Poi col tempo e con l’esperienza è una cosa con la quale ci sbatti contro: perché mi devo mettere a fare una cosa che non so fare, tipo il formaggio, quando ci sono persone che fanno questo di mestiere? E’ giusto che io vada a comprare il formaggio da chi sa fare il formaggio. Questa è una cosa che capisci con l’agricoltura: è importante che ognuno faccia il suo, non puoi pensare di far tutto. È giusto che la carne la faccia chi sa fare la carne e che io – che so fare l’insalata, faccia l’insalata.

Siete riusciti a costruire una rete di produttori locali con cui avviare uno scambio di prodotti?

Si, c’è un produttore, ad esempio, di Sant’Agata dei Goti nel beneventano con cui barattiamo diversi beni: maiali in cambio dei nostri pomodori o il suo grano in cambio delle nostre verdure.

Che consigli dareste a chi vuole intraprendere un avventura simile?

Di essere sicuro di volerlo fare, perché dà anche molte delusioni. Fare un’agricoltura diversa, naturale e non convenzionale, è difficilissimo. Per quanto cerchiamo di essere competitivi sul prezzo con la grande distribuzione, dipendiamo dalla natura in tutto e quando c’è mal tempo, non usando nessun tipo di prodotto chimico, perdiamo tutto il raccolto. Anche crearsi un mercato da zero è difficilissimo, ci vogliono anni. Fortunatamente siamo riusciti ad agganciarci ad un gruppo d’acquisto locale già avviato che ci garantisce la spesa settimanale di una ventina di famiglie. Un’altra difficoltà, inoltre, è proporre qualcosa di nuovo sul mercato, come la birra alla canapa. Un prodotto che richiede tempo per farsi conoscere ed apprezzare.

Quanto è sensibile al “cibo sano” il territorio in cui vi trovate? Chi viene a fare la spesa da voi?

Le famiglie che vengono ad acquistare da noi prevalentemente arrivano dalla città in cerca di un prodotto fresco e genuino. Tanti ci chiedono consegne a casa per comodità, ma noi crediamo che un cambio di prospettiva faccia bene a tutti. Venirsi a prendere le cassette fin qui significa fare una gita fuori porta, respirare aria pulita, scoprire una campagna piena di produttori locali. Chi arriva al nostro mercato contadino di Caiazzo, poi si trattiene a fare un giro del paese e compra anche altro: la mozzarella dal caseificio che sta solo qui e non in città, il vino direttamente dalla cantina locale.

Fare la spesa direttamente dal contadino è anche un modo per invertire il senso di marcia: in questo modo è la citta che si sposta verso la campagna per incontrarla – è così che avviene un vero scambio.

Qui a Caiazzo abbiamo un esempio fortissimo di come puntare sui prodotti locali premia tutto il territorio: Pepe in Grani una pizzeria che ha deciso di investire tutto sul km zero ed i prodotti stagionali, generando un indotto positivo per l’intero paese (dal rifacimento dell’aria pedonale ad un’ampia visibilità data ai piccoli produttori locali). Per assaggiarla vengono persone da ogni angolo della Campania.

Che cos’è per voi la sostenibilità?

Avere un consumo critico, un utilizzo critico delle risorse. Per risorse intendo ogni cosa, dal tempo al denaro fino alla plastica.

Tre azioni concrete che ciascuno di noi può fare per rendere questo mondo più sostenibile?

  1. Fare acquisti online con senso critico (ove possibile comprare direttamente dal produttore)
  2. Limitare l’uso degli aerei quando non c’è reale bisogno di viaggiare veloci
  3. Cercare di promuovere il più possibile i mercati locali, limitando così lo spostamento delle merci

Scegliere di fare la spesa dal contadino è un piccolo atto d’amore: per sè, per chi lavora e per l’ambiente.

Se volete mangiare sano e sostenere i ragazzi della Fattorie Seminole trovate tutti i loro prodotti al mercato contadino di Caiazzo, il sabato mattina vicino alla stazione dei treni.

Seguiteli sulla loro Pagina Facebook della Fattoria Seminole  e andate a trovarli. La gita merita tutta.

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