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Giorno 65 – pensieri sparsi- Alcamo (PA)

Giorno 65: pensieri sparsi.

Maggio 2018 – Alcamo, Sicilia

Sono qui, nel mio nuovo ufficio chiamato eden. Non posso, non riesco, non è assolutamente fattibile riportarvi a parole gli odori, i suoni, la luce, il calore che emana questo luogo. Ma soprattutto i battiti del mio cuore. Come se fossi innamorata, ma questa volta non di un uomo. Ma della vita stessa. Del destino che mi si sta spiegando poco a poco.

Oggi sto così. Come un gatto.

Ecco. Sono ufficialmente entrata nel vortice della destrutturazione.

Fa paura. A tratti sudo quasi freddo all’idea che più vado avanti in questo “giro di giostra”, più sarà praticamente impossibile tornare alla via di prima, alla vita di sempre. Ma poi quale era la vita di prima? Esiste più un prima e un dopo? Quello che ricordo del prima è che ero davvero giunta al limite dell’infelicità. …Se penso a quanto tempo ci ho messo prima di prenderne coscienza e darci un taglio. Secoli persi nel vuoto mi pare di aver sprecato. Ovviamente tutto necessario prima di arrivare a questo punto.

Oggi il tempo è nuvolo, ho la testa che mi gira, un po’ di nausea anche, un mal di schiena che va e viene, mi sento stanca…Però, però son felice. Sorrido come una beota.

Ho mille pensieri sparsi nel cervello, ma nessuno che prende una direzione, un senso, una qualche forma di concretezza. Fluttuano. E va bene così. Non posso e non voglio stare lì ad inseguirli ad analizzarli a sminuzzarli. Pur volendo inseguirli, credo che non riuscirei ad afferrarne in tempo uno, che subito ne arriverebbe un altro pronto a distrarmi. Ergo sapete che faccio? Accarezzo un gatto e me la godo al sole.

Il paradiso in veranda

Come arrivano, così vanno via. I pensieri.

Ho sentito qualche giorno fa una persona che non sentivo da tempo. Dopo una chiacchierata sulle ultime novità reciproche della nostra esistenza mi fa: Fai quello che devi fare, ma datti un tempo. Non andare oltre. Non puoi pensare di poter viaggiare a vita, inseguendo le risposte che cerchi, prima o poi ti devi fermare e fare il punto della situazione per capire cosa vuoi farne veramente della tua vita. E’ inutile continuare a gironzolare come una trottola. Ed io le rispondo sorridendo: Guarda che è esattamente quello che sto facendo. Se ho scelto di partire e fare questo genere di viaggio è proprio per guardarmi dentro e capire cosa voglio fare della mia vita ma ci vuole tempo. Lei ribatte: Si, capisco, ma non pensare di avere chissà quanto tempo, prima o poi ti devi fermare ad un posto e capire cosa vuoi fare, non ha senso continuare a spostarti. Ed io: Ma io mentre viaggio sto facendo questo tipo di riflessioni, solo che ripeto, mi ci vuole tempo e nel viaggio trovo questa dimensione del tempo. E lei: E quanto tempo credi di avere? Ed io: Tutta la vita avanti.

Ci siamo salutate, sapendo di non esserci capite fino in fondo. E’ stato un po’ frustrante per entrambe credo, ognuno con la sua prospettiva delle cose e tanta distanza verso la prospettiva dell’altra.

Attaccato il telefono subito ho pensato: forse non mi sono spiegata bene. Poi ho ripreso a lavorare con un albero da cui dovevo togliere delle foglie morte e dopo un po’, nel ripensare alla telefonata mi son detta, dai Ale, si preoccupa giustamente per me, per il mio futuro, per l’instabilità e la precarietà in cui mi trovo. Ok, bene, ma prima? Quando prima ero nello stesso identico vortice di precarietà ma non facevo nulla per spezzare il loop? Cosa era più rischioso per la mia persona? Rimanere infelice o provare a fare qualcosa per non esserlo più? Attenzione il punto è proprio questo. E qui parte la provocazione, non verso la persona della telefonata (stella, se leggi, non prenderla sul personale, questo post l’ho scritto per me! Per ricordarmi sti pensieri sparsi). La domanda è: che senso ha preoccuparsi del proprio futuro se il presente che stiamo vivendo non è quello che abbiamo sempre desiderato? Se non ci troviamo esattamente dove vorremmo essere? Ad impiegare il nostro tempo e le nostre energie esattamente nel modo in cui le stiamo impiegando?

Io ero infelice prima. Lo sono stata a lungo negli ultimi tempi. Non mi sentivo appagata. Rincorrevo una carriera, un lavoro, una stabilità economica che mi consentisse di raggiungere certi traguardi che poi si sono rivelati non più così tanto desiderati quando ero a un passo dal realizzarli.

Allora dico: Perché usare a nostro piacimento l’alibi del futuro, quando è sul passato che possiamo veramente fare delle riflessioni importanti per poi agire considerevolmente sul presente? Perché non “preoccuparsi” di quello che abbiamo vissuto e provare a capire come evitare o affrontare le cose che ci hanno condotto ad una sottile, ma pervasiva infelicità?

Delle scelte che abbiamo compiuto, quanta consapevolezza c’era e quanta abitudine o lassismo?

Il prossimo che mi parla del mio futuro preoccupandosene, gli risponderò che mai fino ad oggi mi sono sentita così padrone del mio tempo. Che il tempo – ergo il futuro – è un concetto circolare.

Che deve essere felice per me. Perché non mi sento più alienata. Che sì, sono in pieno cambiamento e non so che ne sarà di me. Che a tratti mi pare di avere le vertigini. Ma mi sento viva. E questo mi basta.

Tempo. Ho bisogno di tempo e mai come ora mi pare di averne tantissimo.

Ho bisogno di tempo come fosse aria. Come fosse ossigeno.

Io e Nanà a lezione di Tai-Chi

Ma lo sapete che si muore dalla sera alla mattina? Ed io mi sento miracolosamente viva.

E questa libertà, questo fuoco, ha sicuramente un prezzo alto.

Tanta solitudine nei momenti difficili, ma anche tanta gratitudine e pienezza nei momenti di apertura e condivisione con chi è in cammino come me e ha la stessa sete di felicità negli occhi.

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5 Comments

  • Manuela

    Stai vivendo per la prima volta, forse.
    Chi non ha mai vissuto non può comprendere quel che stai facendo… puó sembrare una perdita di tempo perché “non stai costruendo e producendo nulla”. Per lo meno nulla di visibile e materiale. Quel che stai sperimentando è invisibile ma per te è ben chiaro. Cresce ogni giorno di più dentro di te, ti trasforma e ti rende una Grande Donna.
    Se incontrerai qualcun altro (e capiterà stanne certa) che ti dirà che questo viaggio è una perdita di tempo, tu guardalo negli occhi, stampagli uno di quei sorrisoni che sai fare solo tu e digli “hai presente la felicità? È proprio davanti a te”
    Ti voglio bene sorella. Sono con te in questo percorso ❤️

  • Eduardo

    Può capitare che le persone, pur rivolgendosi all’apparenza a te, stiano in realtà parlando a sé stesse: lascia che anche questo accada, fa parte probabilmente del processo di elaborazione del loro cammino. La tua è una scelta coraggiosa, è difficile sapere quali risposte possa darti, ma prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno: la felicità non ha prezzo.

  • AleT

    Grazie di cuore ragazzi! Vi voglio bene…
    Il vostro sostegno mi incoraggia ancora di più a proseguire lungo questo cammino…anche perchè diversamente non potrei fare…Sono già scappata a lungo da me stessa, ora ho voglia di incontrarmi…Ma cavoli, quanto è dura?!
    Love! Tanto love for you, anzi, for us😉 😊😘

  • Nicola

    Ciao Alessandra,
    ho iniziato da poco a seguire il tuo blog, l’ho trovato per caso su internet, in uno di quei momenti in cui ero perso a girovagare per la Rete in cerca di una sensazione di pseudo-libertà che almeno per un attimo mi facesse sentire fuori dalla gabbia in cui vivo quotidianamente.
    Leggere questo articolo è stato come leggere i miei pensieri…le tue parole risuonavano dentro di me come se le stessi pronunciando io stesso.
    Mi stupisco sempre di fronte a queste strane coincidenze nelle quali l’esistenza ti mette di fronte a ciò che ti può aiutare 😊
    Io vivo a Torino, ho 27 anni e lavoro da due anni. Iniziare a lavorare è stato come salire su una ruota che giorno dopo giorno gira, a volte a ritmi frenetici altre volte a velocità normale, ma di fatto sempre uguale. Questo meccanismo ripetitivo e sterile mi ha aperto chiaramente gli occhi mostrandomi la totale mancanza di senso della vita che sto conducendo. E quindi eccomi qua: con la voglia di scappare, di uscire dalla gabbia per iniziare a vivere davvero, ma con tanta paura. Paura di fare la scelta sbagliata; paura che questa sia soltanto una fase transitoria, che basta stringere i denti e tutto passerà; paura di uscire dall’unico meccanismo che conosco.
    Tu hai descritto la tua “vita precedente” parlando della profonda infelicità che provavi..sottile, pervasiva…e poi la conquista del tempo, un dono enorme che ci auto-sottraiamo quotidianamente…Ecco, leggendo il tuo articolo mi è venuta propria voglia di scriverti per parlare direttamente con te, anche se solo virtualmente, perché – lo ammetto – anch’io bramo quella sensazione di “camminare semplicemente nel mondo” (come dici), di sentirmi “miracolosamente vivo”.
    Da un po’ di tempo sto pensando di fare questo magico salto, iniziando a viaggiare come woofer e mi piacerebbe conoscere l’esperienza diretta di chi lo ha fatto e lo sta vivendo concretamente. Come si progetta un viaggio simile?
    Ti ringrazio se avrai voglia e tempo di rispondere 🙂
    Ciao!

    Nicola

  • AleT

    Hei Nicolaaaaaa!!!! Ma ciao! che bella cosa mi hai scritto?! Che potere enorme ha internet?! Le tue parole, il tuo racconto, mi riempiono di significato tutto ciò che sta accadendo..Questo blog ero nato quasi come una sorta di piccola sfida/gioco personale, all’inizio mi son fatta mille pippe mentali prima di lanciarlo, temevo le reazioni della gente, il giudizio, il fatto di non poter più “controllare” una volta premuto il tasto invio la direzione che prendono le mie parole….E invece, invece quando si parla a cuore aperto, si arriva al cuore delle persone….Più tempo passa, più capelli bianchi metto, più mi rendo conto che per quanto ognuno di noi si senta a volte “un’isola”, in realtà siamo un grande arcipelago di “isole” e viaggiamo nelle stesso mare…Chi prima, chi dopo, viene “toccato dalla stessa onda”…. Come si progetta un viaggio simile? Bella domanda! Io mi sono presa un mese di tempo a febbraio prima di partire e ho lavorato davvero tutti i giorni, contattando una ad una le strutture che mi affascinavano di più…mi sono servita di due reti, la Rive e WWoofer Italia. Occorre tesserarsi e diventare socio, costano tra i 30 e 35 euro cadauna e la tessera dura un anno dal momento in cui la fai. Mentre con la rete Rive hai la possibilità di accedere ai contatti degli ecovillaggi anche se non sei ancora socio (la lista è presente sul loro sito web gratuitamente), con WWoofer Italia (stesso discorso vale per gli altri paesi, ogni nazione ha una rete locale) occorre prima versare la quota associativa e poi ti danno le credenziali per accedere al tuo profilo personale e contattare ogni singolo host. Non c’è alcun tipo di “recensione” relativa agli host, sta a te avviare una ricerca in merito al luogo, chiamarli, scrivergli, smannettare in rete per trovare info…Io personalmente prima ho fato una scrematura, tra quelli che volevo andare a visitare perchè mi sembravano i più interessanti, poi gli ho mandato una email e se loro erano disponibili ad accogliermi è seguita anche una telefonata prima di confermare il viaggio. Poi ci vuole indubbiamente un pizzico di fortuna, ma lì mi affido molto alla provvidenza…pe cui nulla è mai a caso e accadono solo le cose che debbono accadere…
    Non so se sono stata utile in qualche modo…se vuoi possiamo risentirci più in là quando hai scelto i posti da visitare e ci aggiorniamo.
    Un caro saluto,
    AleT

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