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La potenza del pensiero muta il destino: Roma e lo Yoga.

La potenza del pensiero muta il destino.

L’uomo semina un pensiero e raccoglie un’azione,

semina un’azione e raccoglie un’abitudine,

semina un’abitudine e raccoglie un carattere,

semina un carattere e raccoglie un destino.

L’uomo costruisce il suo avvenire con il proprio pensare e agire.

Egli può cambiarlo perché ne è il vero padrone

Swami Sivananda, India – 1963

Olga, mia cara maestra di vita e di yoga l’altro giorno a fine lezione mi ha regalato questa meravigliosa poesia.

Dopo avermela letta, mi dice: “Come vedi, non ci sono scuse. La frase “Sono fatto così, è il mio carattere” è solo un grande alibi, che non ci porta da nessuna parte. Non ha senso pronunciarla, sostenerla, è una bugia che raccontiamo a noi stessi per non assumerci la responsabilità delle nostre azioni, del nostro destino. Ti regalo questa poesia affinchè tu possa ricordartelo ogni giorno. Appendila nella camera nuova e falla tua. Perché il destino di ognuno di noi è nelle nostre mani e quando comprendiamo profondamente questo, le cose iniziano a cambiare veramente. Come sta succedendo a te, aggiunge, mia cara fanciulla”.

Alla fine di questo mio lungo peregrinare, cominciato, come molti di voi ben sanno circa un anno fa, con la drastica decisione di mollare la vecchia vita (lavoro-casa-milano-areadicomfort) il 31 gennaio scorso, qualcosa di enorme è accaduto dentro e fuori di me… Nella sezione IL VIAGGIO trovi i racconti delle realtà ecosostenibili in cui ho vissuto durante il 2018.

Innanzitutto ho “smesso di gironzolare come una trottola” e ho deciso di fermarmi.

Dove? A Roma, caput mundi.

Perché proprio Roma ? (la metropoli più grande e incasinata d’Italia, qualcuno di voi si starà domandando…).

Perché è qui che le mie strade si sono ricongiunte ed è qui che il mio cuore ha detto sì, rimaniamo per un pò.

Ma facciamo un po’ di passi indietro.

Il giorno esatto del mio compleanno, il 30 novembre scorso, quando ho compiuto i miei primi 35 anni di vita, la mattina mi sono svegliata con una sensazione fortissima, bellissima, nuova.

La consapevolezza di essere una donna in cammino (una donna figa in cammino, aggiungerei, perché è così che mi sono vista allo specchio quella mattina – anzi, ultimamente, capita sempre più spesso, hihihihi!).

Insomma, mi sono riconosciuta una persona in crescita, con tanta strada davanti ancora da compiere, con mille errori fantastici compiuti (che rifarei tutti per essere esattamente nel punto in cui mi trovo adesso) e mille domande ancora da evadere, ma soprattutto con la consapevolezza di essere me stessa. Ho iniziato a piacermi un pò più di prima. Ad ammorbidirmi un pò con me stessa (e con gli altri).

Oggi mi sento grata per la strada fatta fin qui. Con le sole mie forze. Oggi mi sento più legittimata ad essere me stessa al 100% con tutti i casini che questo comporta, ma anche con tutte le meravigliose esperienze e competenze acquisite. Con tutti gli incontri importanti avuti e tutto l’affetto ricevuto e scambiato. Con tutte le contraddizioni che mi contraddistinguono e le cose belle di me.

Me stessa, insomma. Senza più scuse. Senza più maschere. Senza più tentennamenti.

Una me stessa nuova a cui debbo fare il tifo, sostenere, perchè il cambiamento in atto è duro.

Una me stessa che voglio smettere di giudicare.

Guardandomi indietro lungo quest’anno da poco conclusosi, non posso non riconoscermi il coraggio e la forza che ho avuto nel prendere in mano la mia infelicità, ascoltarla e trasformarla in un’occasione di crescita.

La ricerca è un processo lento, ma il primo passo è stato compiuto e con esso si è innescata un’energia creatrice pazzesca.

Miracolosa.

A differenza di qualche mese fa dove ho temuto di perdermi completamente, oggi, mi sento più centrata e anche meno sola in questo cammino. Dopo anni di lontananza, mi sono finalmente ricongiunta con una persona a me molto cara, Olga Nicodemi, medico ayurvedico e mia maestra di Vita e di Yoga da sempre (la conosco da quando avevo 12 anni!).

La persona che circa quattordici anni fa, durante una visita medica alla schiena, mi prese le mani, le guardò, le toccò e mi disse: “Piccola, lo sai che tu hai un prana fortissimo?  Ed io cosa? E lei: Hai un potere enorme tra le mani che non puoi non tenere in considerazione. Ognuno di noi nasce con un talento, tu hai un’energia forte tra le mani, devi assolutamente lavorarci su. Non puoi tenerla solo per te. Va condivisa”.

Così mi suggerì di andare a fare una settimana full immersion nell’ashram del maestro Joytinat a Corinaldo per conoscere e sperimentare in prima persona il Massaggio Ayurvedico Abhyanga, ossia il trattamento di riabilitazione psicofisica promosso dall’Ayurveda.

L’Ayurveda è una delle medicine più antiche del mondo.  Pensate che i primi testi sacri, i Veda, risalgono a circa 5000 anni fa. E quello fu per me l’inizio di una scoperta incredibile: la visione olistica della natura umana.

All’epoca frequentavo il secondo anno di università, ero iscritta alla facoltà di Psicologia dell’Età Evolutiva, ma qualcosa dentro di me, strideva con i testi ed i pensatori studiati. Sentivo che non mi bastava la visione occidentale come unico approccio per indagare a fondo l’animo umano.

Non siamo solo psiche, non siamo solo corpo, non siamo solo anima. Siamo un tutt’uno e facciamo parte di un Tutto ancora più grande. Ho scoperto poi negli studi ayurvedici, che siamo fatti di tutti e cinque gli elementi della natura: Etere, Aria, Fuoco, Acqua e Terra.

Per cui quando ci limitiamo a guardare la realtà solo da un punto di vista, perdiamo il contatto con il tutto.

Occorre allenare lo sguardo alla complessità dell’insieme.

Dopo quella rivelazione importante fattami da Olga, decisi di andare a fondo in questa cosa e mi lanciai in una nuova avventura.

Era l’estate del 2003 (avevo poco più di vent’anni) e per dieci giorni partii per le Marche, precisamente, a Corinaldo, dove un maestro dello SriLanka,  Joyti Jogananda, suggeritomi dal mio medico come uno dei migliori in Italia nella trasmissione di questa disciplina, da oltre 30 anni pratica e diffonde la medicina Ayurvedica, dalla filosofia dello Yoga ai trattamenti olistici dell’Abyangam.

Dopo quella esperienza fortissima e illuminante, decisi che avrei continuato ad approfondire la pratica dell’Abyangam, così mi iscrissi alla scuola di medicina ayurvedica del maestro Joyti Jogananda e per circa un anno feci la tratta Napoli-Genova ogni mese, per cinque giorni consecutivi. Ogni seminario era un’esperienza fortissima: studiavamo e praticavamo l’Abyangam, approfondendone i testi sacri, lo Yoga ed il regime alimentare ad esso associato.  Più acquisivo nozioni e tecniche, più osservavo la naturalezza con la quale riuscivo a praticarle senza un grande sforzo. Come andare in bicicletta. Come se le mie mani già sapessero tutto e ora lo mettevano in pratica.

Scoprire il potere terapeutico delle mani fu però una verità “troppo grande” a cui non ero esattamente pronta.

Per anni l’ho tenuto “nascosto”, come fosse un dono speciale, condivisibile con pochi.

Non potevo neanche lontanamente immaginare  quanta energia avrei quindi inesorabilmente perso negli anni successivi a causa della mia paura di vivermi appieno questa risorsa.

Perché quando segui la tua natura, le cose accadono naturalmente.

Quando invece, la nascondi, la offuschi, la sminuisci, non fai altro che alimentare la tua infelicità.

Come il germoglio della patata non compie uno sforzo per trasformarsi nel tubero che noi conosciamo, ma si lascia semplicemente guidare dalla sua forza interiore. Così allo stesso modo, quando seguiamo quella nostra forza interiore, ogni cosa prende la sua giusta forma.

Il mitico Carl Rogers, padre fondatore della scuola di Psicoterapia conseguita, la chiama “tendenza attualizzante”.

Insomma, dopo aver conseguito il diploma di Operatore Olistico Abyangam, qualcosa dentro di me non era pronto ad uscire allo scoperto.

Ancora molte esperienze di illusione, delusione e frustrazione mi attendevano nel mondo del lavoro, in cui avevo scelto di “infilarmi”.

E nonostante avessi provato ruoli e mansioni differenti all’interno delle diverse realtà aziendali con cui ho collaborato negli anni, c’era sempre una parte di me a cui non ho dato più voce, una parte che non ho più nutrito, ma accantonato (a mie grosse spese).

La mia parte più sana. Quella legata al respiro consapevole. Al potere di una carezza. Allo Yoga.

Quando poi il 5 dicembre scorso, al rientro da Bruxelles, atterro a Roma ed il primo pensiero al risveglio è stato: voglio assolutamente andare da Olga e raccontarle della rivoluzione in atto. Ho ripreso in mano il filo interrotto.

Così dopo circa 14 anni di lontananza, di multinazionali, di fumo, di vita mondana, di cocktail ed un giro lungo lo stivale alla ricerca di uno stile di vita che fosse più #sostenibileperme, ho deciso di alzare quella cornetta, farmi davvero coraggio e non rimandare per l’ennesima volta una telefonata importante (perché non mi sarei sentita sufficientemente brava e ammirevole, come il mio sabotatore interiore bisbigliava), e ho chiamato Olga. Subito si è resa disponibile ad un incontro. Ricordo che esordisce al telefono dicendomi: “Da quale astronave mi stai telefonando?!” Il giorno dopo varco la soglia di casa sua ed un sorriso enorme è lì pronto ad accogliermi.

Ci abbracciamo forte, pare di aver compiuto tutti i giri che ho compiuto per arrivare esattamente lì in quell’abbraccio.

Poi mi ascolta a lungo, in silenzio. Recuperiamo in poco tempo tutto il tempo vissuto altrove. Lontane.

Infine esordisce dicendo: “Sono felicissima di questa tua crisi. Quest’anno è il tuo anno. Hai avuto il coraggio di prendere in mano la tua vita, ora puoi dirigere il timone dove vuoi tu. Sei passata dal Karma al Dharma. Dalla reiterazione inconsapevole di vecchi schemi al compimento del tuo destino. Sei sulla strada della tua realizzazione personale. C’è tanto lavoro da compiere ora, ma il primo passo è stato fatto”.

Ecco perché ho scelto di rimanere a Roma.

Affiancherò questa persona nella pratica quotidiana dello Yoga, per farla mia.

Ho capito che la felicità va disciplinata.

Ho capito che se voglio sentirmi pienamente realizzata debbo valorizzare i miei talenti personali.

Ho capito che se voglio lavorare con gli altri e per gli altri, debbo innanzitutto lavorare su me stessa.

Ps. Sia ben inteso, resta sempre vivo il desiderio di promuovere realtà ecosostenibili del territorio, ergo, se conoscete situazioni interessanti su Roma e dintorni, fatevi sotto! E se volete sperimentare un trattamento Abyangam, contattatemi in privato.

Stay tuned, l’ecoviaggio (dentro e fuori di me) #sostenibileperme continua!

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2 Comments

  • Anna Maria

    Ciao fighissima ale!
    Ti conosco da poco ma ti sento incredibilmente vicina. Sei una continua ispirazione e spero che questa tua forza, energia, figaggine continui a crescere!
    Mi auguro che le nostre strade possano ancora incrociarsi,
    Un abbraccione!

    • admin

      Ciao Anna Maria!!!!Solo adesso mi accorgo di questo tuo dolcissimo post! Mi riscaldano sempre le tue parole. Grazie. Averti conosciuto durante l’esperienza di volontariato a Torri Superiore l’estate scorsa è stato bellissimo!…Ribeccarci poi a Milano e ricevere il tuo aiuto concreto, durante il mio trasloco, è stata l’ennesima dimostrazione che quando stiamo nella via del cuore, tutte le strade portano bene. Sei un tesoro, buona vita! ps. tranquilla, siamo legati da fili invisibili e imprevedibili…quando meno te lo aspetti, ci si rivede lungo il viaggio!Love

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