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L’Orto Conviviale – Agri-Cultura e Tempo Ritrovato, Sant’Anastasia (NA)

LOrto Conviviale – Agri-Cultura e Tempo Ritrovato

Sant’Anastasia – Napoli

Giugno 2018

Oggi vi racconto la storia di Miriam e Vincenzo, una coppia campana che da circa tre anni ha deciso di lasciare il caos cittadino e la routine del lavoro impiegatizio per dedicarsi ai propri terreni di famiglia e aprirli alla comunità locale attraverso un progetto di agricoltura sociale.

Siamo nelle campagne di Sant’Anastasia alle falde del Vesuvio, una zona ricchissima di varietà locali uniche al mondo, come il pomodoro del piennolo, il pomodorino giallino, l’albicocca pellecchiella.

L’Orto Conviviale è molto più di un’azienda agricola, è una grande casa dove arrivi, fai la spesa, scambi due chiacchiere, prendi un caffè, leggi un libro, riposi su una panchina al sole e ti prendi del tempo per fare le cose con calma. Quando arrivi, lasci la fretta fuori dal portone.

Ciò che trovi nell’orto conviviale è ciò che la famiglia mette sulla sua stessa tavola e questo genera fiducia.

Qui si lavora sulla memoria, riscoprendo i sapori di un tempo: il sapore delle marmellate, delle passate, delle conserve, ogni cosa ricorda il giardino dei nonni. Camminare scalzi sull’erba, raccogliere i frutti con le proprie mani, ritrovare specie di alberi ormai scomparsi.

Gesti semplici di una felicità ritrovata (o scoperta, in caso dei piccini).

Direste mai che siamo in provincia di Napoli? Sembra quasi un paesaggio toscano…

Ho avuto il piacere di trascorrere un intero pomeriggio con Miriam e Vincenzo in un pomeriggio di giugno piacevolissimo e, tra una mamma che comprava una zucchina ed un bimbo che giocava con la casetta dei libri, mi hanno raccontato della loro storia incredibile fatta di coraggio, scelte difficili e resistenza contadina.

Sotto la veranda di casa, mangiando delle succose albicocche dell’orto, ho raccolto la loro testimonianza per un mondo più sostenibile a partire dal luogo in cui scegliamo di andare a fare la spesa.

Ciao Miriam, cosa facevi prima di avviare l’orto conviviale?

Lavoravo nell’ufficio tecnico di una compagnia di navigazione, poi l’azienda è andata in crisi e siamo stati licenziati circa in venti. A 43 anni mi sono ritrovata a chiedermi se fosse stato il caso di continuare ad essere infelice aspettando il 27 del mese o il sabato per poter “tirare un respiro e vivere un attimo”. E ho detto basta. Il caso poi ha voluto che di lì a poco anche mio marito perdesse il lavoro (Vincenzo è un geologo e lavorava in un laboratorio). Così abbiamo unito le forze e deciso di dedicarci completamente alla campagna di famiglia.

Che cosa vi ha spinto a lasciare la città e a trasferivi in campagna?

Io e mio marito, se oggi ci ripenso, eravamo infelici da morire: la sera dopo un’intera giornata fuori, tra treno, macchina, traffico, ufficio, arrivavamo sempre stanchi distrutti a casa. Non ci riconoscevamo più e avevamo sempre pochissimo tempo da trascorrere con nostra figlia. Prima di decidere di dedicarci a questo progetto di agricoltura sociale già avevamo iniziato a leggere, interrogarci, confrontarci con persone che avevano fatto scelte simili. Abbiamo conosciuto i promotori del movimento della decrescita felice e stretto di quelle amicizie speciali, che ti cambiano la vita. Ho presente cosa dici, aggiungo io, quando inizi un cambiamento del genere, poi fai di quegli incontri che ti portano a pensare che non sei l’unica persona a porsi certe domande. Lei ribatte, proprio così, capisci che non sei pazza e non è poco (ridiamo). Oggi non ho più l’ansia da rientro in ufficio del lunedì. Anzi, per me il lunedì mattina è diventato il giorno in cui mi sento in assoluto più fortunata: la mattina quando mi alzo, il mio tempo non è più scandito da una sveglia. Non ho più il patema di essere in ritardo, di fare le corse per prendere il treno, arrivare in ufficio, beccarsi pure i malumori di capi e colleghi e vivere tutto il giorno dentro quattro pareti grigie e con una luce a neon. Lavorare in campagna è un tipo di vita che ti consente di scegliere il tuo ritmo, non quello imposto dagli altri. Senti sulla pelle lo scorrere del tempo. Percepisci che la stagione è cambiata quando vedi sbucare il primo narciso in giardino. Quando vedi le albicocche sai che è giugno, non perché te lo dice il calendario, ma perché la natura intorno a te è cambiata. Vedi che tua figlia cresce in maniera completamente differente: gioca costruendosi arco e frecce con i bastoncini di legno che trova in campagna, si sporca tantissimo. E per quanto a fine giornata a volte dovrei metterla per intero in lavatrice, siamo contentissimi di vederla crescere qui.

Perché avete deciso di intraprendere un progetto di agricoltura sociale?

L’agricoltura non è un’attività di impresa come un’altra, ha a che fare con la vita, non con la produzione. Non è una scelta facilissima, né da prendere a cuor leggero. Aggiungo io, a maggior ragione se decidi di fare un certo tipo di agricoltura, come quella naturale, sicuramente dietro non può esserci solo uno scopo produttivo. Lei ribatte, sì, ma il problema è proprio questo: oggi bisogna scegliere di fare un certo tipo di agricoltura (naturale, biologica). Perché l’agricoltura convenzionale è una delle principali piaghe dell’inquinamento, dal momento che produce il 25-30% di gas serra –provocando un enorme impoverimento del suolo, a causa delle monoculture e dei pesticidi che impiega.

Come ha risposto il territorio alla vostra presenza? Chi sono le persone che vengono ad acquistare da voi?

E’ difficile abituarsi a vivere diversamente, a rinunciare al “tutto e subito”: se vuoi un friariello oggi e non è disponibile nell’orto, è difficile rinunciare a quell’ortaggio perché non è di stagione. Il cambiamento vero è un processo molto lento e si basa tutto sulla relazione uno ad uno. La maggior parte delle persone che vengono da noi hanno iniziato un percorso di alimentazione corretta o perché affetti da una patologia o perché sapendo di vivere circondati da una terra difficile, come quella dei fuochi, ad alta probabilità di contaminazione, hanno iniziato a fare una spesa più consapevole, cercando produttori di fiducia. La prima cosa che facciamo qui non è tanto le verdure, ma è la relazione. Una cosa che non si trova più. Perché oramai la grande distribuzione, i centri commerciali, ti hanno abituato ad una spersonalizzazione totale del rapporto con il venditore.

Bimbi che giocano con i libri condivisi

Da dove nasce il nome “Orto Conviviale”?

Ivan Illich, uno dei padri della decrescita felice diceva che la convivialità è l’unica risposta alla mega macchina infernale dell’industrializzazione. Abbiamo scelto di puntare tutto sul rapporto conviviale, sullo stare insieme in semplicità, condividendo gli spazi di casa nostra e del giardino con chi viene ad acquistare i prodotti dell’orto. Per noi è difficile chiamare le persone clienti, sono gli amici dell’orto e ritornano comprare le loro verdure qui, perché si sentono a casa. Qui cerchiamo di ripristinare anche il valore dell’accoglienza, tipico della cultura contadina di un tempo. Prima chi passava per la campagna trovava sempre un cibo in tavola nella cucina del contadino. Nel nostro piccolo cerchiamo di fare anche questo.

E’ possibile venire a raccogliere i propri ortaggi di persona?

Sì è possibile, ma ancora non abbiamo riscontrato una forte risposta in questa direzione. Non tutti vogliono sporcarsi le mani nella terra e fare veramente fatica. L’anno scorso ci siamo ritrovati con un’eccedenza di friarielli e abbiamo pensato di organizzare per l’occasione un “Friariello Day”. Una soluzione alternativa alla classica offerta da supermercato: vieni in campagna, raccogli le tue verdure e te le porti a casa ad un prezzo stracciato (1 € al kg). Purtroppo non c’è stata una grandissima adesione, ma non demordiamo. Il cambiamento è lento.

Non vi manca la vita urbana di prima? Un orto così concepito risponde molto alle tue esigenze di socialità, perché siamo sempre in mezzo alla gente. L’ufficio per noi è la campagna. E’ una vita faticosa, ma estremamente appagante.

Vincenzo mi racconti come avviene la spesa qui all’orto, organizzate cassette settimanali, abbonamenti?

Abbiamo scelto di fare vendita sul posto diretta ed in piccole quantità. Per esempio il vino non lo diamo nelle damigiane per evitare che il prodotto venga deperito. Non facciamo abbonamenti settimanali, mensili o di altro tipo, perché preferiamo che le persone si sentano liberi di sceglierci di volta in volta quando vogliono fare la spesa e di scegliere loro stessi i prodotti che preferiscono tra quelli che l’orto offre quel giorno.  La vera rivoluzione non la facciamo noi che facciamo questo tipo di attività, ma la fanno loro quando scelgono di venire qua e non nella grande distribuzione. A volte ritornano e ci dicono come erano buone le vostre patate. Io dico sempre che non sono le nostre patate ad essere buone, ma l’intenzione che c’è dietro di esse. L’intenzione con cui sono state cucinate le ha rese più buone. Nel venire qua c’è una consapevolezza diversa, un’intenzione diversa legata all’acquisto e al tempo dedicatovi. La mamma che viene qui a comprare le patate per suo figlio è partita la mattina a dirsi “oggi vado da Miriam a prendere le patate, stasera preparo le patate di Miriam, e quando le mette a tavola non porta delle patate qualunque, ma quelle di Miriam”. Sono già più buone, se ci pensi, solo per queste tre intenzioni che stanno dietro.

Come avete fatto in un solo anno di attività di vendita ad arrivare a 40 nuclei familiari di acquirenti?

Un poco alla volta, facendo quello che diciamo. Il nostro orto è sempre stato un orto per la famiglia e chi viene qua lo percepisce. Se pensi che in 45 anni ho fatto 45 passate di pomodori con la mia famiglia (certo ogni anno avevo una mansione diversa, sono passato dal mettere la fogliolina di basilico fino all’accensione del fuoco, ultimo livello gerarchico della catena – ridiamo – ricordi molto vivi anche nella mia memoria).

Tutto parte dal rapporto personale che si instaura tra produttori e consumatori. Occorre fare luce sulla verità. Cosa che la grande distribuzione non può garantirti.

Dico sempre a chi viene a fare la spesa qui da noi che io non ho l’etichetta, ho mia figlia. Il nostro primo consumatore è lei. Mia figlia (12 anni) va in campagna, prende la frutta dall’albero e la mangia.

Chi viene a fare la spesa qua in qualche modo ti rende responsabile dell’alimentazione dei propri figli e tu non puoi tradire la fiducia di un genitore che te la sta riponendo nelle tue mani: gli devi dare quello che daresti a tua figlia. Credo sia per questo che le persone si fidano di noi.

Poi mi portano a visitare un posto davvero speciale, il giardino degli alberi dimenticati. Un progetto di sostenibilità ambientale legato alla salvaguardia del nostro patrimonio genetico vegetale, a rischio estinzione. Pensate che solo negli ultimi 100 anni – a causa delle monocolture imposte dal mercato – abbiamo perso circa il 70% degli alberi da frutto presenti in Italia).  Miriam, puoi raccontarci che tipi di alberi si trovano qui?

Questo è il giardino degli alberi dimenticati (esempio: pero cotogno, azeruolo, nespolo germanico, corbezzolo). In questo momento è il progetto a cui tengo di più in assoluto, perché è qui che si racchiude tutto il futuro. E’ un progetto legato alla conoscenza, alla biodiversità e alla salvaguardia della vita. In questo giardino stiamo piantando tutti quegli alberi i cui frutti in commercio non si trovano più, perché dimenticati dal mercato. Si tratta di alberi meno serbevoli, che regalano frutti difficili da mangiare, ma nello stesso tempo si tratta di frutti molto conviviali (io sorrido, avrebbe potuto dire antipatici da sbucciare, invece no, sceglie la parola conviviale perchè sono frutti che richiedono tempo).Tempo per essere puliti, sbucciati e mangiati. Tempo attorno al tavolo a fare due chiacchiere mentre li mangi; ma questa cosa non si porta più. Le persone vogliono tutto e tutto subito. Perdere tempo a rompere un guscio è una cosa che non si fa più, è una cosa da anziani.

Pomodori del piennolo e girasoli, progetto “La buona Terra”

Qui stiamo cercando di metterci in rete per ridare vita ad alberi abbandonati o in via di estinzione.

Un intero patrimonio genetico e culturale che rischia di esser perso a causa di scelte di consumo limitate. E’ la dipendenza dell’agricoltore dai laboratori delle multinazionali che dobbiamo interrompere. Basterebbe replicare quello che ha dato da sfamare ai contadini per millenni per ripristinare la biodiversità dentro e fuori dal piatto.

Durante la lunga chiacchierata ci spostiamo poi in un’altra zona dell’Orto Conviviale dove sta prendendo vita un altro progetto interessante di sostenibilità alimentare, chiamato “La buona terra – dalle passate al futuro”.

Miriam mi racconta: Si tratta di un patto di economia solidale fatto in sinergia con altri 3 agricoltori campani sulla filiera del pomodoro locale (piennolo, san marzano, corbarino). Pomodori campani che poi verranno trasformati e venduti al DESBRI (Distretto di Economia Solidale della Brianza) – facente parte della rete RES-  che gestisce qualcosa come 36 gruppi di acquisto solidali in tutto il Nord Italia.

Queste persone sono venuti qui dalla Lombardia per cercare il pomodoro del sud, coltivato in un certo modo. Cercavano realtà che avessero ricadute sul territorio, non basta fare agricoltura, cercavano questo valore aggiunto. Agricoltori che tenessero a cuore la propria terra e si attivassero per salvaguardarla.

Questi patti di economia solidale presuppongono che ci si accorda su tutto attorno ad un tavolo per discutere del prezzo equo da dare ai prodotti, garantendo la totale trasparenza dell’intera filiera produttiva. L’obiettivo finale è provare a mettere insieme nord e sud Italia a partire dall’agricoltura.

Il più grande atto rivoluzionario che stiamo facendo. Anche se non ci guadagni cifre blu, il valore sociale e culturale che c’è dietro è enorme.

Anche i girasoli che sono qui, non sono casuali, stanno a proteggere i pomodori, sono i guardiani del territorio, dal momento che attirano un parassita che a sua volta mangia un insetto ghiotto di pomodori.

Perché quanto più un orto è biodiverso, tanto più si autoprotegge.

L’errore delle coltivazioni monoculture è questo qui: diventare schiavi dei pesticidi ed impoverire di conseguenza il suolo. Ogni anno noi perdiamo qualcosa come 20 milioni di ettari di suolo fertile.

Miriam, che cos’è per te la sostenibilità?

Il concetto di sostenibilità di per se, se ci pensi bene, è un concetto assurdo, perché sempre legato al concetto di tolleranza. Ma perché, cosa devo tollerare? Per me è sbagliato di fondo il principio legato alla sostenibilità. Credo che occorra ritornare indietro per guardare al futuro. Similmente non dovrebbe proprio sussistere il concetto di “green economy “ -perché un’economia sana non può non essere anche rispettosa dell’ambiente. E quindi qual è la ragione che ci spinge a farne una distinzione rispetto all’economia classica? Forse dovremmo rivedere il concetto stesso di economia e tener conto che tutto ciò che osserviamo in natura poggia su un sistema finito di risorse. Il mondo non è qualcosa che deve essere sostenuto, piuttosto è qualcosa che deve essere scoperto per quello che è, non per quello che noi pensiamo ci serva essere.

Tre azioni sostenibili che ciascuno di noi può mettere in pratica?

  1. Se vogliamo prenderci cura del mondo, allora facciamolo iniziando a prenderci cura delle relazioni su cui il mondo si basa. Investiamo sulle relazioni. In un momento storico come questo in cui lo straniero è visto come un nemico, occorre rivalutare la persona per quello che è (non per il colore, per quello che può dare o sa fare). Noi abbiamo fatto scelte di sostenibilità umana nel momento in cui la società è basata sullo scarto morale, umano e materiale. La prima azione da fare è tra di noi, per ricostruire i rapporti umani.
  2. Chi abbraccia la terra dovrebbe abbracciare anche il territorio. La filosofia del “proprio orticello” non basta più per nessuno, nemmeno per l’agricoltore. Oggi più che mai un agricoltore deve scendere in piazza quando serve, far sentire la propria voce, far valere i propri diritti, combattere per quelle che sono le leggi nel campo dell’agricoltura. Se vogliamo che le cose cambino veramente dobbiamo metterci in moto e stare insieme: non possiamo rimanere chiusi nei nostri ettari di terreno a fare scelte sostenibili solo per il nostro piccolo orticello o per quelle famiglie che ruotano attorno a noi. Bisogna gridare fuori dal campo.
  3. Scegliere realtà come queste per fare la spesa: perché il contadino ha bisogno della comunità per andare avanti, ma una persona ha bisogno del contadino tre volte al giorno per mangiare.
Io, Miriam e Vincenzo

Ps. Ecco la pagina facebook L’Orto Conviviale per rimanere aggiornati sulle iniziative culturali e campestri che organizzano (concorsi letterari, laboratori per bambini, concerti di musica popolare e tanto altro ancora…).

La vendita diretta dei prodotti ortofruttcoli, vino, conserve e miele, avviene il mercoledì ed  il sabato (dalle 11 alle 20.30, orario continuato).

Dove: Via Macedonia 16, 80048 – Sant’Anastasia – Napoli.

Prenotazioni tramite WhatsApp al  347 263 8605.

Il giorno prima si riceve il listino dei prodotti freschi disponibili.

Quando è tempo di albicocche, non fatevele scappare! Vanno a ruba! Delle leccornie senza eguali.

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3 Comments

  • Miriam Corongiu

    Grazie Alessandra! Siamo molto orgogliosi di essere stati raccontati da te …e così bene!!! La narrazione fedele a scelte così difficili è di certo fondamentale e costituisce un vero valore aggiunto. Torna a trovarci presto!

  • Luigi Bortolas

    Mi piacerebbe essere aggiornato sulle vostre iniziative e ricevere listino prodotti disponibili per acquisto e venirvi a trovare saluti

    • admin

      Ciao Luigi! Per ricevere la lista dei prodotti settimanali disponibili occorre mandare un messaggio via whatsApp ai gestori dell’Orto Conviviale.
      La vendita diretta dei prodotti ortofruttcoli, vino, conserve e miele e altro…Avviene il mercoledì ed  il sabato (dalle 11 alle 20.30, orario continuato). Loro si trovano in Via Macedonia 16, 80048 a Sant’Anastasia – Napoli.
      Ti riporto nuovamente il numero qui: 347 263 8605.
      Una volta che hanno il tuo numero, il giorno prima ricevi il listino dei prodotti freschi disponibili e puoi confermare quelli di tuo interesse.
      Un caro saluto, Alessandra

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