IL VIAGGIO

EcoViaggio-tappa 4: Rende, perchè tornare a casa rende sempre i suoi frutti (CS)

EcoViaggio – quarta tappa: 

Rende- perchè tornare a casa rende sempre i suoi frutti

26 Aprile 2018 – Rende, Cosenza.

A fine aprile ho trascorso circa una settimana come wwoofer a casa di Emilio e Luana, una giovane coppia piena di grinta e progettualità: lui calabrese, lei pugliese, entrambi poco meno di ventott’anni, genitori di Calipso, poco meno di un mese, scrigno infinito di bellezza. Entrambi un passato di studenti fuori sede a Padova, poi un’esperienza significativa di tirocinio in Sud America, infine un futuro carico di sogni, sudore e avvenire in sud Italia.  Dopo lunghi giri, infatti, hanno deciso di mettere su famiglia nella casa d’infanzia di lui, facendo ritorno in Italia, in Calabria.  Più precisamente hanno deciso di mettere su le loro radici, un orto sinergico ed una scuola libertaria a Rende, un paesino dell’entroterra cosentino. Di seguito la testimonianza raccolta di Emilio (di cui trovi un breve video sulla mia pagina facebook relativo alla permacultura).

  • Ciao Emilio, cosa facevi prima di intraprendere questa avventura? Facevo lo studente. Finita l’università io e la mia compagna ci siamo interrogati a lungo su dove andare a vivere. Dopo aver fatto un’ ”esperienza fuori” (abbiamo abitato in Costa Rica poco meno di un anno) abbiamo capito che volevamo ”tornare dentro”, a casa, nel profondo sud (ridendo aggiunge: veramente Cosenza qui la chiamano ”la Milano della Calabria”, perché siamo a Nord!). Così sono tornato a Rende, nella casa dove sono cresciuto, un luogo che ci è sembrato molto interessante per diversi motivi: da quello più puramente estetico, per l’appagamento visivo che ci restituisce la bellezza che ci circonda; a quello più pratico, essendo un luogo che si presta a fare cose nuove. Qui la solita litania è “che non c’è niente”… E noi ci siamo detti: “Bhè, se non c’è niente, allora possiamo costruire molto!”
  • In cosa consiste il vostro progetto di sostenibilità? Cerchiamo di superare l’idea di lavoro salariato per attuare un modello di vita nel quale lavoro retribuito e lavoro non retribuito si accompagnano e si sposano in maniera perfetta con i cicli della natura ed i cicli dei nostri desideri.
  • Nel concreto cosa fate? Dalla coltivazione di un orto sinergico all’autoproduzione di saponi naturali. Io divido la mia vita tra attività di studio come psicologo e la terra a cui mi dedico appena posso. Abbiamo circa un ettaro di terra da coltivare ed insieme alla mia compagna portiamo avanti un grande progetto di avvio di una scuola libertaria.
  • Che cosa intendete con Scuola Libertaria? Una scuola in cui non viene offerto un modello di valori standard attraverso un percorso standard di conoscenze da acquisire in tempi standard, ma viene offerta la possibilità di costruirsi un percorso del tutto personalizzato. Si acquisisce uno sguardo sulla realtà che non ci rende dei meri consumatori, ma delle persone che compiono delle scelte. E per consumatori non intendo solo quelli di prodotti, ma anche di valori sociali. Non siamo qui per “costruire dei figli dei fiori”,  io sarei felicissimo se dalla scuola libertaria uscisse il prossimo top manager della Telecom, purché sia una sua scelta e non il precipitato di una serie di ”costrizioni e costruzioni sociali” che ti portano a fare cose anche quando non le desideri veramente.
  • Ti ci vedi in futuro a fare lo psicologo nell’orto? A mio avviso è poco ortodosso credere che l’orto curi le persone, così come credere che gli animali facciano star bene o il solo contatto con la natura possa educare. Credo che si tratti di contesti che ci offrono delle possibilità. In questo caso sì, vedo la possibilità di impiegare l’orto in terapia. Credo che si possano coniugare le due cose, ma non considero l’orto come la terapia del futuro. Non carichiamo di troppe responsabilità queste piante!

 

  • Come mai avete scelto di aderire alla rete wwoof Italia? Noi coltiviamo un certo modello di vita, di comunità, che ci porta ad ospitare altre persone in casa. La rete wwoof è una ricchezza impressionante dal punto di vista pratico in termini di lavoro. Se non ci fossero stati dei ragazzi ad averci dato una mano non saremmo mai riusciti a fare tutto quello che abbiamo costruito (aver piantato dieci alberi da frutto da soli sarebbe stato impossibile e questo mi rende felice). Ospitare i wwoofers è soprattutto un arricchimento in termini di storie, lingue ed esperienze che ti entrano in casa. Ad oggi siamo stati molto fortunati ci dicono, perchè abbiamo sempre avuto esperienze positive. Scherzando interrompo con: la chiamano “legge dell’attrazione”, per cui quando si sta sulla stessa lunghezza d’onda, ci si incontra. Emilio ribatte: Sì, probabile… Ma secondo me è anche questione di legge dell’accoglienza: ospitare persone a casa propria ti permette di esercitare l’accoglienza, la tolleranza: tutte cose che ti ricordano che non vivi da solo e che se riesci a stare bene con gli altri riesci a fare cose grandiose.
  • Per quelli che non riescono a lasciare la città, il lavoro salariato, ma voglio rallentare con i tempi, avvicinarsi alla natura, cosa suggerisci? Mi verrebbe da dire che è una domanda mal posta per due questioni fondamentali: uno è l’assunto per cui vivere in città non è sostenibile, anche io stesso a lungo l’ho creduto, ma adesso ho dei dubbi. Credo che si possa vivere in maniera sostenibile anche in città. Mi sembra plausibile che in futuro ci siano delle grandi comunità che vivano in maniera sostenibile anche in un contesto urbano. L’altra è sul “non potere”. Perché la dimensione del non potere, per quanto mi riguarda, si gioca molto di più sulla dimensione della scelta, del volere e dei vincoli che uno si è costruito. Se uno sente il desiderio di decostruire, anche se è faticoso, anche se ci vogliono anni… Anche se… Anche se … Però, si può! Certo è che il non potere è il primo passo per non riuscirci. Rientra perfettamente nel manualetto del come rendersi la vita infelice. (Grazie per avermi smontato una domanda mal posta, aggiungo io).
  • Che cos’è per te la sostenibilità? La sostenibilità è un punto di vista.
  • Tre cose che ognuno di noi nel concreto può fare per essere più sostenibile?
  1. Trasformare i posso e non posso in voglio e non voglio.
  2. Chiedersi almeno una volta a settimana quanto le tue piccole azioni possono essere potenzialmente distruttive per grandi cose di cui si compone la nostra vita. Faccio riferimento alle cose pratiche: quante bistecche ho mangiato questa settimana? quanta benzina ho consumato? quanto sapone ho utilizzato per lavare i miei piatti?
  3. L’ultima la rubo a Stefano Benni in “Achille a piè veloce” un ragazzo chiede ad un altro di fare un elenco delle sue piccole e inutili rabbie quotidiane. Ecco credo che di rabbie piccole e inutili ne abbiamo tante e credo che ci rendono la vita pessima. Forse fare un elenco è il primo passo per farle fuori.

Emilio, Luana, Calipso (la piccola arrivata), Nerino e Nerina ( una coppia di cagnolini trovati per caso in una discarica, ahimè proprio oggi apprendo che lei non ha resistito a lungo, ma poi penso, almeno un mese è stata amata), Michele (il nonno) e Rosaria (la zia) mi hanno accolto nel loro piccolo mondo con semplicità e generosità, lasciandomi assaporare con lentezza il ritmo di una quotidianità rurale a cui ancora (fortunatamente) non mi sono abituata.

Passeggiando per il centro storico incontro un rivoluzionario d’altri tempi, Alessandro Sicilia, classe ’37, fotografo e poeta. Mi ha regalato la sua ultima collezione di poesie. Pomeriggio epico.

Curiosità:  Questa intervista l’ho “sbobbinata” in tre puntate a distanza di circa una settimana dalla mia partenza da Rende…ma la cosa più bella è “da dove la sto pubblicando”! Sono nel bar di una pompa di benzina in mezzo al nulla dell’entroterra siculo, per ”scroccare”, in cambio di un caffè un pò di connessione…

Perché condividere è un conto, essere connessi, a quanto pare, a questo contatto mondo, è tutt’altra cosa! (Ridere!)

Ps. Se vuoi, puoi seguire le mie avventure anche su Facebook  ed  Instagram oppure continuare a leggere i miei articoli sul Blog

A presto!

AleT

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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