IL VIAGGIO

EcoViaggio-tappa 6: Azienda Agricola Biologica Bosco Falconeria-Partinico (PA)

Quando BIO è famiglia, tradizioni, rispetto – Partinico (PA)

Maggio 2018

Venite con me a casa Taylor Simeti, oggi vi porto in un luogo davvero speciale.

Casa Taylor Simeti- Bosco Falconeria

Ho trascorso dei giorni di profonda armonia in questo angolo di paradiso siculo. I colori, i profumi, la luce. Ogni cosa qui sembra essere la pennellata di un artista. Nulla è lasciato fuori posto. Parlo di una bellezza molto semplice, autentica, fatta di piccole cose, ritmi dolci. Parto via da qui con il cuore colmo di gratitudine perché aver fatto wwoofing qui è stato molto più del semplice volontariato, è stata condivisione autentica di un pezzo di vita familiare e contadina. Aver potuto condividere con la famiglia Tylor-Simeti i loro spazi, i loro pranzi, la loro campagna, i momenti di relax è stato davvero un onore. Ti fanno venire voglia di metter su famiglia e continuare a credere nei tuoi sogni. Tanti sacrifici, momenti critici, ma insieme e con l’amore, le cose si possono realizzare. Dei combattenti sognatori ecco.

Qui vi riporto l’intervista fatta a Natalia, figlia di Tonino, uno dei primi agronomi siculi ad aver creduto nel biologico oltre vent’anni fà.

Oggi Natalia è a capo dell’azienda storica di famiglia e Bosco Falconeria resta un luogo fatto di tradizioni, ma anche di sperimentazioni e contaminazioni culturali.

Pensate che la mamma di Natalia, Mary, è originaria di NY (una scrittrice) ed il marito Rami, di Helsinki (un maestro di Tai Chi Chuan) e a tavola con i bambini parlavamo tre lingue.

Qui la biodiversità è tutto, la si respira in ogni angolo, in ogni frutto, in ogni sorriso.

Tonino che innaffia al tramonto

Di sotto la testimonianza raccolta per un mondo più sostenibile.

  • Ciao Natalia, raccontaci un po’ la storia del luogo in cui ci troviamo. Siamo a metà strada tra Palermo e Trapani, in contrada Bosco Falconeria, zona Partinico, nell’azienda storica della mia famiglia. I terreni in cui ci troviamo furono comprati dal mio bisnonno all’inizio degli anni trenta. Io sono la quarta generazione nella conduzione dell’azienda agricola. Già a suo tempo si produceva vino; mio padre ricorda che le vendemmie si facevano con il mulo e i carichi venivano spediti al nord per fare il Vermuth. Poi l’azienda è passata a mio nonno che ha superato momenti difficili: la guerra, il dopoguerra ed il terremoto del ‘68 che distrusse quasi completamente la casa dove oggi vivono i miei genitori (la cantina allora). All’inizio degli anni ‘70 mio padre e mia madre decisero di dedicarsi completamente alle nostre terre, prendendo in gestione l’azienda, convertendola al biologico e ristrutturando anche il casolare. Per oltre vent’anni con tutta la famiglia abbiamo fatto Palermo – Bosco Falconeria tutte le estati, i natali e le pasque. Per una vita questa è stata la nostra casa di vacanza. Poi negli anni 90 i miei genitori hanno deciso di trasferirsi stabilmente qui e circa dieci anni fa anche io e mio marito abbiamo deciso di raggiungerli e crescere a Bosco Falconeria i nostri figli.
  • Quando hai deciso di dedicarti all’azienda di famiglia? Non ricordo il momento preciso in cui ho deciso di prendere in mano la gestione dell’azienda, è una cosa che è avvenuta lentamente, se ci penso, ci ho messo anni a metabolizzare questa scelta. Non sapevo nulla prima di agricoltura, vendemmia, agraria. Sono laureata in conservazione dei beni culturali e specializzata in museologia.  Ho lavorato nel campo dei beni culturali per circa dieci anni in giro per l’Italia. Poi ho fatto ritorno in Sicilia nella casa di Palermo dove mi sono rifugiata per preparare la tesi finale di specializzazione, ma spesso scappavo a Bosco falconeria per una pausa. Poco alla volta queste pause si allungavano sempre di più. Più tornavo, più mi veniva voglia di rimanere (prima solo una domenica, poi un weekend, poi settimane intere). Passava tempo e mi rendevo conto che non ero completamente soddisfatta del lavoro che facevo (allora avevo aperto una piccola società di consulenza nel campo degli eventi culturali a Palermo). Scegliere di prendere in mano la gestione di questo posto è stato un processo lento: più mi interessavo alla terra, più mi appassionavo della nostra azienda agricola. Ho iniziato piano piano ad affiancare mio padre, ad approfondire le tecniche di coltivazione, a studiare per diventare capo azienda (aggiungo io: chi si occupa di agricoltura naturale fa un lavoro di ricerca e sperimentazione continua, la casa è una biblioteca infinita di manuali di botanica, agraria, permacoltura, coltivazione biodinamica…).
  • Come mai la scelta poi di venirci anche a vivere, preferendo la campagna alla città? Questo è un posto che ho sempre amato. Per me venire a vivere qui è stato un cambio di vita a 360°. Nel giro di due anni ho conosciuto mio marito, ci siamo sposati, abbiamo avuto due figli e siamo venuti a vivere qui. Se penso ai miei ricordi più belli dell’adolescenza, alla fine penso alla campagna. Ricordo che un’estate degli anni novanta, alla fine del liceo, io e mio padre avevamo da poco piantato l’uliveto che ora vedi, e di notte andavamo sotto gli alberi a mettere delle vecchie tende da doccia (perché qui non si butta via niente, conserviamo un po’ tutto, che torna sempre comodo) scuotevamo gli alberi e facevamo cadere a terra gli insetti e con i piedi – uno ad uno- ci mettevamo a schiacciarli tutti. Ecco mi divertivo con questo, ma già allora avrei dovuto capire che sarebbe stata una follia fare questo di mestiere! (ridiamo – aggiungo io- davvero chi si dedica alla coltivazione naturale è disposto a fare cose “strambe”, come preparare una soluzione dinamizzata per un’ora in un pentolone con del letame conservato per mesi in un corno di bue e depositarla prima del tramonto, se siete curiosi dell’intruglio, sulla pag Facebook trovate il video!).
  • Cosa ci hai guadagnato da questa scelta? Spazio, più che di tempo. Non è che se stai in campagna, hai più tempo come spesso si crede. Però sicuramente ci guadagni in fatto di spazi tuoi, che poi si ricollega anche ad una dimensione temporale. A vivere in un posto bello ci guadagni tantissimo in estetica; entri molto più in contatto con quella che è la vita, la natura. Per assurdo ora che viviamo qui in campagna, quando riusciamo a prenderci qualche giorno di stacco dalla routine, ce ne andiamo in montagna a camminare. Uno penserebbe che ci manchi la città e le opportunità che ti offre, invece, no. Più stai a contatto con la natura, più hai voglia di starci: ti rendi conto di qual è la tua posizione all’interno del tutto e la relativizzi anche molto.
    A lezione di Tai Chi Chuan con Rami Salo

     

  • Raccontami della vostra scelta di perseguire la coltivazione biologica e biodinamica. Per noi il biologico è una tradizione di famiglia: mio padre ha cominciato presto con la coltivazione naturale già negli anni 90 è stato uno dei pionieri nella Sicilia orientale a praticare il biologico. Diciamo che il merito è stato anche tanto di mia madre che importava idee innovative dalla America. [Aggiungo io: Mary, una bellissima ragazza newyorkese che un’estate degli anni 50 parte per fare la volontaria a Palermo e lì conosce Tonino, un giovane ricercatore agronomo che non la fa più ripartire, insieme daranno vita ad una delle famiglie più belle che abbia mai incontrato nella mia vita, dove il sorriso, la gentilezza e la bontà sono sempre di casa]. All’inizio mio padre sperimentò il metodo biodinamico, ma risultò abbastanza difficile da applicare in questo contesto: all’epoca erano solo tedeschi quelli che lo praticavano e spesso non conoscevano nulla della realtà climatiche e territoriali diverse dalla loro (immagina poi del territorio siculo).
  • So che praticate un’agricoltura per sottrazione, cosa si intende? Aldilà del biologico e del biodinamico io sto cercando di arrivare ad un’agricoltura che sia il meno interventista possibile: dove gli interventi umani sono ridotti al minimo e si lascia che la natura faccia il suo corso. La scelta di dedicarsi all’agricoltura biologica fu fatta da mio padre molto prima di me: io quello che sto tendando di fare ora è di portarla oltre. Oggi si può fare agricoltura biologica in tanti modi, dal momento che è concesso fare tante cose, attenendosi alla logica dei disciplinari che la certificazione impone. Ma questo significa lavorare ancora secondo la logica della coltivazione tradizionale.
  • Cosa intendi quindi per andare aldilà del biologico? Ridurre veramente al minimo l’uso dei prodotti, lavorare il meno possibile il terreno per rigenerare la sua fertilità e rispettarne la biodiversità. Questo significa studiare contesti agricoli diversi dal nostro, sperimentare altri metodi naturali possibili, approfondire altri approcci come la permacultura o l’agricoltura rigenerativa.

    Nell’orto a seminare zucche
  • In che termini la tua azienda cerca di essere sostenibile? Il tipo di agricoltura che facciamo è già di per sé sostenibile. Lavorare il meno possibile il terreno è sostenibile. Essere autosufficienti nella produzione dell’energia elettrica attraverso un impianto di pannelli fotovoltaici che ci consente di fare scambio sul posto a livello energetico, andando in pari con il gestore è sostenibile. Utilizzare un packeging “essenziale” per il nostro vino, ossia preferire imballaggi e bottiglie più leggere per ridurre i consumi nei trasporti ed i costi di smaltimento nel riciclo finale è sempre una scelta fatta nella logia della sostenibilità ambientale. Abbiamo preferito puntare sull’impatto ridotto, anziché sul design chic ma costoso per l’ambiente. Inoltre promuoviamo un consumo critico, aderendo alla rete Addio Pizzo: un’associazione di imprenditori/commercianti nata come tentativo di opposizione al racket mafioso che mette il consumatore nella posizione di indirizzare le sue scelte di acquisto. Se tu sai quali sono i negozi che non pagano il pizzo e scegli di andare a comprare solo da chi dichiara che non sta pagando il pizzo, tu non stai pagando il pizzo. Diversamente sai che stai alimentando anche tu il sistema. È quindi anche uno strumento di consumo critico.
  • E per te Natalia, mamma di due bambini in cosa si traduce essere sostenibile? Si traduce nel tentativo non facile di inculcare loro buone pratiche, o meglio, mettere in moto delle riflessioni anticonsumistiche. La cosa più difficile da fare, senza essere troppo ortodossi, senza vietare certe cose, è tentare di fare capire l’importanza di non lasciare tracce nella tua vita sulla terra: non ha senso comprare un giochino stupido con cui giocare pochi minuti e poi buttarlo via. Per un piacere veramente effimero stai lasciando un segno materiale notevole. Bisognerebbe, invece, cercare di fare cose che non abbiano un grande impatto ambientale. Ecco, cerco di trasmettere loro un uso consapevole dei giochi. Per il resto compro solo da marche di produzione etiche, sia dal punto di vista dei materiali impiegati, che dal punto di vista dell’etica sociale. Bisogna pagare le cose al prezzo giusto, ma bisogna pagarle. Perché se tu non lo paghi, lo sta pagando qualcun altro per te: il lavoratore che c’è dietro, la tua salute, l’ambiente.
  • Tre piccole azione quotidiane che ciascuno di noi può mettere in campo per un mondo più sostenibile

 

  1. Evitare di usare sacchetti di plastica: portarsi sempre dietro una busta per fare la spesa.
  2. Non sprecare acqua: lava la verdura in una ciotola e poi con quella innaffiaci le piante sul balcone o conservala per altri usi.
  3. Camminare a piedi: cercare di non essere dipendenti dalla macchina.
Preziosissimi doni: il libro di ricette sicule di Mary, le saponette naturali di Tonino, una spugna naturale e l’avogado bio. Una bontà.

Ps. Qui trovi il sito web dell’Azienda Agricola Biologica Bosco Falconeria (ve l’ho detto che fanno dei vini siculi bio super?! Nero D’Avola, Catarratto e un altro che ora mi sfugge il nome, sempre bianco, l’ho assaggiato, strepitoso! E poi un olioextravergine d’oliva squisito e tanta buona frutta locale…)

Poi se ti incuriosisce la pratica del Tai Chi puoi visitare la pagina facebook di Rami Salo

Infine ho trovato nel web un articolo bellissimo fatto da un giornalista di Repubblica sulla storia della scrittice Mary Taylor merita tutto!

E se passi da quelle parti, valli a trovare e porta loro un saluto da parte mia!

Love

AleT

 

 

 

 

 

Condividi
  •  
  • 99
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *