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Sostenibileperme incontra l’Ecomuseo Terra Felix: la Campania felice come una volta – Succivo (CE)

Oggi vi racconto una bellissima storia di ecologia, riqualificazione e valorizzazione del territorio: Ecomuseo Terra Felix  promosso dal circolo Legambiente di Succivo, nel casertano.

Grazie al lavoro e alla tenacia di un gruppo di volontari del circolo Legambiente di Succivo, un paese dell’entroterra campano, tra Napoli e Caserta,  il Casale di Teverolaccio –  un antico casale nobiliare – è ritornato a disposizione della comunità locale assieme alla sua suggestiva corte, una piccola cappella, la torre difensiva ed un incantevole giardino circostante, oggi anche orto urbano.

Un luogo suggestivo divenuto nel tempo un incubatore di progetti di eco-sostenibilità e cultura rurale: laboratori didattici, mercati contadini,  feste popolari, orti urbani ed il primo ecoristorante della regione con prodotti 100% campani, La Tipicheria.

Di sotto l’intervista fatta a Paola Pascale, referente dell’Associazione Geofilos, circolo Legambiente di Succivo (CE) che mi ha accompagnato per un’intera mattinata a scoprire questa meravigliosa realtà campana.

  • Ciao Paola, raccontami la storia del Casale di Teverolaccio ed il progetto di Ecomuseo Terra Felix promosso dal circolo Legambiente in cui ci troviamo.

Era il 1997 quando una ventina di noi – giovani pronti a cambiare il mondo –  volevamo fare qualcosa di concreto per il territorio, provare a migliorare il nostro vivere quotidiano. Sentivamo l’esigenza di salvare il salvabile, di metterci in discussione, di non limitarci a dire no, ma provare a tutelare e dare un’alternativa.

Dopo circa venti anni ci ritroviamo ancora qui con molti di quelli che a suo tempo ci hanno creduto e che poi hanno aperto il circolo di Legambiente. Il nostro sogno è sempre stato quello di riqualificare il Casale di Teverolaccio, un luogo bellissimo e suggestivo, dove oggi ha sede l’Ecomuseo Terra Felix, in cui si inserisce il progetto degli orti urbani e l’ecoristorante La Tipicheria.

Il complesso all’interno del quale si trova il Casale di Teverolaccio ha origini molto antiche: le prime testimonianze della Chiesa di San Sossio risalgono al 1200, mentre la torre aragonese risale al 1400. Era una torre difensiva, la cui grande altezza permetteva di sorvegliare tutto il territorio limitrofo, dalla provincia di Napoli a quella di Caserta.

Il Casale, oggi bene del Comune di Succivo è stato costruito intorno al 1600 e per secoli è appartenuto a ricche famiglie napoletane, nobili e proprietari terrieri. In questa corte si riuniva un importante mercato locale dove si facevano i prezzi del bestiame e dei formaggi di tutta l’area agricola.

Oggi – tra i progetti di valorizzazione del territorio – abbiamo ripristinato il mercato agricolo: ogni quarta domenica del mese i produttori locali si riuniscono nella corte del casale e mentre i genitori fanno la spesa, i bambini vengono intrattenuti con attività laboratoriali o fiabe e spettacoli teatrali in giardino.

Il casale, dopo l’abbandono dei nobili, è stato abitato per decenni da alcuni coloni fino a quando nel 1989 il Comune di Succivo lo ha acquistato e destinato ad attività sociali. Intorno al 2000 è stato fatto un intervento di consolidamento e una parte della struttura è diventata la sede del circolo Legambiente di Succivo.

  • Raccontami del progetto di riqualificazione degli spazi verdi trasformati in Orti Urbani

Nel 2008 noi del circolo di Legambiente abbiamo ottenuto un finanziamento da Fondazione con il Sud per riqualificare quest’area e farla diventare orto sociale. Grazie ai campi di volontariato di Legambiente abbiamo bonificato tutto il territorio, che col tempo era diventato una discarica a cielo aperto: è nei margini dei terreni abbandonati che si insinua la camorra ed i depositi di rifiuti tossici. Soltanto l’agricoltura può salvare un territorio. Quando abbiamo lanciato l’iniziativa degli orti urbani nel 2013 eravamo in piena emergenza “Terra dei fuochi” e a quel tempo parlare del “made in Campania” era da folli.

La distesa di orti urbani attorno al Casale di Teverolaccio (CE)

Promuovere i prodotti di una terra devastata dall’amianto, dalla diossina e far capire alle persone che non tutto è contaminato è stata ed è una battaglia costante di informazione ed educazione ambientale. Quando abbiamo aperto l’ecoristorante La Tipicheria con prodotti 100% Campania, molti erano increduli, sono venuti a trovarci tantissimi giornalisti e trasmissioni televisive per vedere cosa facessimo.

  • Chi può fare richiesta di un orto urbano?

Tramite un bando pubblico apriamo ai cittadini pensionati del comune di Succivo la possibilità di presentare domanda per l’assegnazione di un lotto. Si tratta di anziani che non devono possedere altri terreni agricoli, si impegnano a coltivare esclusivamente con metodi di agricoltura naturale e non possono vendere i prodotti raccolti, ma destinarli solo ad uso familiare.

  • Come ha recepito il territorio l’iniziativa degli orti urbani?

All’inizio gli anziani del paese quasi non ci credevano, poi hanno visto che è una cosa stupenda, che la campagna fa bene, che lavorare la terra è una sorta di ginnastica, è una cosa che mette in relazione le persone. Si scambiano i prodotti quando ci sono le eccedenze, si danno una mano a vicenda, trascorrono il tempo insieme.  Sono liberi di coltivare nel proprio orticello quello che vogliono: rose, fragole, viti, ognuno sceglie cosa seminare. L’ultimo bando pubblicato denota un interesse crescente verso questa iniziativa: da 18 (del primo bando) a 55 persone hanno richiesto l’assegnazione di un orto urbano. Durante l’anno organizziamo momenti di condivisione per ripristinare anche usanze antiche, riti della tradizione contadina diversamente dimenticati (come la raccolta delle noci il giorno di San Giovanni per preparare il Nocillo o rituali propiziatori tipici della notte del solstizio estivo).

  • So che siete anche fattoria didattica, cosa organizzate?

Come fattoria didattica ogni settimana svolgiamo attività educative con i bambini: li portiamo negli orti a scoprire – insieme ai nonni ortolani – da dove nascono le verdure, cosa mettiamo nella minestra di novembre, che i broccoli e i cavoli stanno a terra. Gli ortolani sono i nostri veri educatori, sono loro che rispondono a tutte le curiosità dei bambini e fanno da scuola.

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Mentre passeggio con Paola lungo i sentieri degli orti urbani, arriva Pasquale, uno dei nonni che ha preso in gestione il suo piccolo appezzamento di terreno e scambiamo con lui quattro chiacchiere.

Nonno Pasquale mi racconta: “Oggi ho fatto una passeggiata qui anche se piove per passare un poco il tempo. Noi in campagna ci divertiamo: il pezzettino di terra è poco e ci basta per seminare qualcosa. Ogni mattina vengo e me ne sto a lavorare la terra, a guardarla, a chiacchierare con gli altri – il tempo passa subito -all’improvviso arriva la telefonata di mia moglie che mi chiede quando ho intenzione di ritirarmi, che il pranzo è pronto. Aveva già coltivato la campagna in passato? No è la prima volta in vita mia. Non avevo mai coltivato la terra fino ad ora, vuol sapere come si fa? Basta la buona volontà! Nessuno di noi qui è un esperto, ci mettiamo e proviamo, ci vuole passione e forza di volontà. Questa iniziativa ci ha dato la possibilità di sperimentarci nella campagna. All’inizio non ci credeva nessuno, poi un po’ alla volta la gente ha iniziato ad incuriosirsi. Dopo che ha lavorato la campagna come si sente quando torna a casa? Stanco, però sto bene. Anche se sono un po’ stanco, credo che bisogna muoversi, perché se resto a casa che cosa faccio? Mi metto sul divano a guardare la tv e poi? Poi comunque sarei stanco, a volte non ce la faccio neanche ad alzarmi dal divano. Però qui in campagna se mi stanco, mi fermo e poi sto bene, si respira aria pulita.  Se vedi i contadini veri, quelli lavorano sempre, anche a 90 anni stanno in mezzo alla terra, perché la campagna allunga la vita. Come si comportano i bambini durante le visite della fattoria didattica? Quando vengono i bambini ci fanno un sacco di domande, sono curiosi. – Questi cosa sono? –  Mi chiedono, io rispondo – Sono le fave, ti piacciono?  – No, non mi piacciono – poi io gliene faccio assaggiare una e scoprono che è buona e che gli piace. Il problema è che i bambini non conoscono quello che la terra ci dà, conoscono solo quello che le mamme fanno trovare loro sulla tavola. E’ importante che vengano a vedere con i loro occhi quello che la terra offre. Mi accorgo che anche se mangiano gli spinaci, non sanno come sono fatti, se nascono su una pianta, su un albero, a terra, in alto, in basso. Quando scoprono che le patate crescono sotto terra restano increduli. I bambini devono sapere da dove vengono le cose che mangiano, come crescono e la fatica che c’è dietro ad ogni cibo.

Salutiamo Pasquale, che nel frattempo ci ha accompagnato ad ammirare con un pizzico di orgoglio le sue piccole creature (broccoli, finocchi, cavoli) e riprendiamo il racconto di questo straordinario progetto di ecosotenibilità rurale.

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Il giardino dei sensi
  • Paola, raccontami da dove nasce quindi il desiderio di avviare questo progetto di riqualificazione territoriale

Non potevamo rimanere a guardare il consumo spregiudicato di suolo né tutti gli ettari di campagna abbandonata senza fare nulla.

Così nel 2008 per bloccare l’insostenibile crescita del cemento abbiamo chiesto il vincolo alla soprintendenza, estendendo la tutela dal Casale ai terreni circostanti. Questo ha arrestato ulteriormente la colata di cemento fino a 100 metri dal Casale di Teverolaccio. E’ grazie a questo vincolo che oggi vedi ancora del verde intorno a noi, proprio perché non hanno potuto costruire più nulla. Non è stato facile, abbiamo incontrato resistenze, siamo stati “accusati di aver bloccato lo sviluppo del territorio” –  abbiamo ricevuto denunce, minacce, questo è un posto dove l’economia per decenni è andata avanti col cemento.

Ci siamo interrogati a lungo su cosa potessimo fare per riappropriarci delle nostre radici, sul perché l’agricoltura negli ultimi decenni fosse stata abbandonata.

Molti degli ortolani che oggi incontri qui nell’orto urbano, avevano i nonni che facevano la campagna, ma loro hanno deciso di fare altro (muratore, operaio). Negli anni ‘60 con il boom economico la maggior parte delle persone che possedeva un terreno agricolo lo ha abbandonato. Socialmente non era “visto di buon occhio” il lavoro dell’imprenditore agricolo – e tutti si sono lanciati nel mattone o nelle fabbriche fino a quando con la crisi del 2008 ed i primi licenziamenti collettivi anche questo tipo di economia è andata distrutta.

  • Cosa intendente con Ecomuseo e con Ecoristorante?
L’Ecoristorante – La Tipicheria (CE)

Terra Felix non è un museo chiuso con una collezione, ma sono proprio le persone che lo animano, l’ecomuseo è nonno Pasquale e tutto quello che c’è intorno al nostro territorio. Volevamo che il Casale, gli orti, il cortile, il giardino diventassero un luogo dove i bambini potessero venire e sentirsi liberi di sperimentare, di muoversi in autonomia: qui è vietato non toccare.

All’interno di questo progetto c’è anche un ecoristorante – La Tipicheria che noi chiamiamo “museo-orto-ristorante”, un luogo 100% Campania, nato proprio nella terra dei fuochi, per valorizzare il buono della nostra terra. Qui è vietato l’uso del monouso, tutto quello che utilizziamo è in materiale mater b. Nel nostro ristorante non trovi la coca-cola, ma una bevanda equo-solidale ed i prodotti sono tutti di eccellenza del territorio campano.

  • Quali criticità avete incontrato all’inizio e come le avete affrontate

La nostra principale difficolta è stata inaugurare La Tipicheria proprio quando è scoppiato il caso della terra dei rifiuti, quando nessuno voleva mangiare campano, noi abbiamo combattuto tanto. I terreni vanno tutelati, quelli dove non si può produrre non si deve produrre, ma c’è tanta altra agricoltura pulita di qualità che va valorizzata e portata avanti. Oggi stiamo raccogliendo i frutti di questo lavoro, abbiamo stretto una bellissima alleanza con Slow Food, Coldiretti, con vari consorzi locali, con tutti gli attori di questa ruralità positiva e pulita.  Noi qui ci troviamo in un polo rurale, non ci dobbiamo inventare altro, non siamo un polo industriale o della moda, ma un territorio agricolo – che va preservato e valorizzato.

Facciamo molte attività di promozione dei prodotti locali, abbiamo affittato dei terreni fuori dal casale che lavoriamo attraverso la nostra cooperativa sociale (che dà lavoro a persone svantaggiate) e promosso un gruppo di acquisto solidale (circa una trentina di famiglie).

Le persone vengono, sono felici, si avvicinano al prodotto locale, alla qualità, sanno da dove arriva e sanno che qua si producono prodotti di eccellenza campana.

L’ecoristorante – La Tipicheria, Succivo (CE)
  • Quali sono i principali prodotti tipici di questo territorio di cui andate fieri?

Qui ci sono tre prodotti doc e dop: mozzarella, mela annurca e vino asprinio.

In particolare, il vino Asprinio d’Aversa, è il progetto di tutela del territorio più importante a cui ci stiamo dedicando in questo momento insieme a Slow Food, che ne realizzerà il presidio.

Si tratta di un vino locale ottenuto dalla vite maritata al pioppo: le viti si arrampicano attorno ai rami di pioppo fino a 15 metri di altezza formando dei festoni bellissimi. Si tratta di un tipo di coltivazione purtroppo andata scomparendo poichè difficile da gestire: occorre arrampicarsi su degli scalini altissimi per raccogliere l’uva e poi in termini di produzione rende poco.

  • Prospettive per il futuro?

Far sì che questo luogo diventi sempre di più un Rural Lab per rafforzare la comunità locale rurale, la chiave per rilanciare il nostro territorio. Vogliamo continuare a fare educazione ambientale con le scuole e realizzare un biodistretto. Siamo in un posto molto bello e suggestivo e ci vediamo un turismo di prossimità tra Napoli e Caserta. Questa è una delle terre più fertili di tutto il pianeta e vogliamo valorizzarla.

  • Che cos’è per te la sostenibilità?

Sentirsi in empatia con il mondo: cercare di capire che tu hai veramente un impatto su tutto ciò che ti circonda e devi comportarti di conseguenza. E’ chiaro che risulta impossibile perseguire totalmente il concetto di sostenibilità e che non puoi bastare solo tu. Ma nel tuo piccolo, con azioni quotidiane semplici puoi contribuire molto. Puoi scegliere ad esempio di fare la spesa dal produttore locale e non dalla grande distribuzione o di andare a scuola a piedi e non in macchina. E poi magari con il tuo esempio puoi convincere il tuo Comune a fare un piedibus, forse ci metti 5 anni per realizzare questa cosa, però poi dopo ne raccogli i frutti. Quindi non mollare mai. Per seguire la sostenibilità occorre essere perseveranti.

  • Tre azioni concrete da mettere in atto per rendere questo mondo più sostenibile?
  1. A casa consumare cibo locale (provarci il più possibile).
  2. Fare la raccolta differenziata (farla bene intendo, che sembra una cosa assurda nel 2018, ma non tutti la sanno fare bene).
  3. Chiudere l’acqua quando non serve (perché non è un bene infinito).

Ecco credo che l’esempio e l’educazione continua siano fondamentali, come anche far partecipare i bambini a delle manifestazioni di cittadinanza attiva. Ricordo che una volta durante una giornata di “Puliamo il Mondo” – un bambino se ne esce dicendo: “Ah, glielo devo dire a mio padre che non deve buttare più la monnezza dal finestrino!”

Capito cosa avviene qui? Che i bambini tornano a casa e fanno loro l’educazione ambientale ai genitori.

Ecomuseo Terra Felix, Casale di Teverolaccio (CE)

E’ stata un’emozione enorme imbattermi in questa realtà. Credo che l’Ecomuseo Terra Felix sia un segnale evidente che nella “terra dei fuochi”, non esistono solo fuochi tossici, ma anche e soprattutto “fuochi vivi”,  fatti di persone che si rimboccano le maniche e cercano di sostituire la sfiducia e il malcontento generale con un’alternativa concreta positiva e genuina, lo scempio del cemento con la bellezza della natura, l’incuria dell’ignoranza con una resistenza culturale e contadina che parte dall’educazione dei bambini.

Perché se noi campani siamo così passionali, testardi e veraci è anche grazie a questa terra vulcanica in cui affondano le nostre radici.

Una terra che oggi più che mai grida attenzione e cure.

Una terra che oggi più che mai necessita di studio, sperimentazione e recupero delle nostre memorie storiche.

Una terra, la nostra, ferita, ma nonostante tutto, sempre fertile.

E dalla quale, a quanto pare, ogni volta ritroviamo la forza per ripartire.

Grazie Paola, grazie nonno Pasquale, grazie amici di Legambiente e della Tipicheria per il prezioso lavoro che svolgete ogni giorno.

ps. Se conosci realtà, progetti, testimonianze di ecostenibilità in Campania a cui vuoi dare voce, contattami a  info@sostenibileperme.it

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Love,

AleT

 

 

 

 

 

 

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